
Trump autorizza il fuoco letale nello Stretto di Ormuz: la crisi con l’Iran entra in una fase pericolosa
L’ordine è categorico e senza precedenti: il presidente americano Donald Trump ha intimato alla Marina degli Stati Uniti di «sparare per uccidere» contro qualsiasi imbarcazione, anche di piccole dimensioni, intenta a posare mine nello Stretto di Ormuz. L’annuncio, diffuso giovedì via Truth Social, arriva in un momento di tensione estrema, dopo che ieri le forze statunitensi hanno abbordato e sequestrato la petroliera battente bandiera della Guyana Majestic X, sospettata di trasportare greggio iraniano verso la Cina violando le sanzioni. Il tutto mentre la fragile tregua tra Washington e Teheran, prolungata fino a nuovo avviso su richiesta del Pakistan, resta sospesa su un filo sottilissimo.
Dal punto di vista di Washington, l’azione si inserisce in una strategia di progressivo strangolamento navale: dal 13 aprile la Casa Bianca ha imposto un blocco a tutte le navi in entrata e uscita dai porti iraniani, mentre i cacciamine americani stanno bonificando il canale — operazione che, secondo gli analisti di Bruxelles, potrebbe richiedere fino a sei mesi anche in caso di accordo politico, con conseguenze dirette sui prezzi del petrolio e sulla sicurezza energetica europea. L’Italia, che importa circa il quindici per cento del proprio greggio attraverso quella via d’acqua, segue con apprensione l’evolversi della crisi.
Dal canto suo, Teheran considera il blocco americano «un atto di guerra», come dichiarato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, e ha risposto sequestrando due navi portacontainer nello stretto. L’ottica di Pechino, invece, è quella di un alleato iraniano sottoposto a pressioni crescenti in un’area cruciale per i propri rifornimenti energetici. Mosca osserva con cautela, mentre Islamabad — che ha mediato la proroga della tregua — cerca di mantenere aperto un canale diplomatico.
Tuttavia, il vero nodo è la sostenibilità di questa escalation. L’ordine di aprire il fuoco, senza esitazione, rischia di trasformare qualsiasi incontro ravvicinato in un incidente bellico, con ripercussioni immediate sui mercati energetici globali e sulla sicurezza dei Paesi rivieraschi, inclusi i partner europei. La comunità internazionale guarda con inquietudine a un conflitto che, da economico e navale, potrebbe rapidamente diventare aperto: il tempo per una soluzione negoziale si accorcia, e la finestra di opportunità aperta dalla tregua pakistana potrebbe chiudersi da un momento all’altro.
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