
Trump stringe la morsa su Teheran: blocco navale prolungato fino all'accordo nucleare
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato ai suoi collaboratori di prepararsi per un prolungato blocco navale dello stretto di Hormuz, segnando un netto inasprimento della pressione economica sull'Iran mentre il conflitto entra nel suo terzo mese. Secondo quanto riferito da fonti vicine all'amministrazione, l'inquilino della Casa Bianca ha valutato le opzioni alternative – dal ritorno ai bombardamenti a un disimpegno unilaterale – come troppo rischiose, scegliendo di intensificare una strategia che lui stesso ha descritto come «in qualche modo più efficace dei bombardamenti». In un'intervista rilasciata ad Axios, Trump ha paragonato la situazione iraniana a quella di un «maiale imbottito che soffoca», lasciando intendere che la morsa si farà ancora più stretta fino a quando Teheran non accetterà una trattativa che ponga fine al suo programma nucleare.
La decisione è stata comunicata dopo che l'Iran, secondo quanto dichiarato dallo stesso presidente, avrebbe fatto sapere di trovarsi in uno «stato di collasso» e avrebbe chiesto la riapertura del canale petrolifero per eccellenza prima di qualsiasi negoziato sul nucleare. Richiesta seccamente respinta da Washington, che considera il blocco lo strumento principale per ottenere concessioni senza ricorrere a una escalation militare su larga scala. La mossa ha ripercussioni immediate su scala globale, con il prezzo del petrolio balzato ai massimi mensili e i costi energetici che già incidono pesantemente sulle economie europee.
A Bruxelles, la Commissione Europea ha espresso crescente preoccupazione per l'instabilità degli approvvigionamenti, mentre la presidente Ursula von der Leyen ha sottolineato l'urgenza di diversificare le rotte energetiche. L'Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di gas e greggio, si trova a fare i conti con un aggravio della bolletta energetica che rischia di frenare la già fragile ripresa economica. A est, il Pakistan ha denunciato un incremento del 167 per cento della spesa settimanale per le importazioni di petrolio, passata da 300 a 800 milioni di dollari.
Nel frattempo, l'Iran ha proposto un'intesa che preveda la riapertura dello stretto e il graduale allentamento delle sanzioni, rinviando a una fase successiva il negoziato sul nucleare. Ma Trump, che pure nei giorni scorsi aveva lasciato intendere di aver ricevuto segnali di apertura da Teheran, ha risposto con una provocatoria immagine generata dall'intelligenza artificiale che lo ritrae con un fucile d'assalto, accompagnata dal messaggio «non più il signor simpatico». La postura intransigente dell'amministrazione americana sembra escludere scenari di compromesso a breve termine.
Secondo gli analisti di Washington, il presidente punta a logorare ulteriormente la leadership iraniana, scommettendo che il collasso economico possa indurre una resa incondizionata. Tuttavia, la strategia del blocco prolungato presenta rischi elevati: l'escalation potrebbe riaccendersi se le pressioni dovessero spingere Teheran a tentare di forzare il passaggio nello stretto, innescando un confronto diretto. L'ottica di Pechino, nel frattempo, segue con attenzione l'evolversi della crisi, preoccupata per la stabilità delle rotte energetiche da cui dipende la propria crescita.
Per l'Europa, e per l'Italia in particolare, la prospettiva di un conflitto congelato ma irrisolto rappresenta una sfida strategica di lungo periodo: tra crisi energetica, instabilità mediorientale e incognita nucleare, lo spettro di un conflitto asimmetrico si allunga sul Mediterraneo allargato.
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