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giovedì 23 aprile 2026

Uccisa sotto le macerie a Tayr Harfa: la giornalista Amal Khalil, quarta vittima israeliana in Libano

La giornalista libanese Amal Khalil, corrispondente del quotidiano Al-Akhbar, è stata uccisa mercoledì pomeriggio in un attacco israeliano sulla cittadina meridionale di Tayr Harfa. La sua collega Zeinab Faraj, ferita gravemente alla testa, è stata estratta viva dalle macerie dopo ore di assedio, mentre le squadre di soccorso della Croce Rossa venivano bersagliate dal fuoco delle forze armate israeliane. L’incidente segna la quarta giornalista uccisa da Israele in Libano dallo scorso marzo e si inserisce in un’escalation che ha già causato almeno quattro vittime civili nella sola giornata di mercoledì, alla vigilia di delicate trattative per il rinnovo della fragile tregua.

Secondo fonti diplomatiche a Beirut, il presidente libanese Joseph Aoun ha seguito personalmente la vicenda, chiedendo un intervento immediato dell'esercito e della Croce Rossa in coordinamento con la missione UNIFIL. Ma i soccorritori hanno dovuto interrompere più volte le operazioni per i ripetuti attacchi israeliani: un secondo drone ha colpito l’area mentre i sanitari cercavano di raggiungere Khalil, rimasta bloccata nel piano interrato di un edificio crollato. Da Tel Aviv, l’esercito israeliano ha riconosciuto l’accaduto, sostenendo di non aver ostacolato i soccorsi, circostanza contraddetta dai resoconti dei colleghi sul terreno, che denunciano il divieto di far entrare ruspe per rimuovere le macerie.

L’episodio assume una rilevanza particolare per l’Italia, che guida il contingente UNIFIL nel Sud del Libano. I caschi blu italiani sono stati coinvolti nei tentativi di facilitare l’accesso alla zona, senza successo per l’opposizione israeliana. Bruxelles ha espresso preoccupazione per la violazione del diritto internazionale umanitario, che impone la protezione dei giornalisti in zona di conflitto. Ma l’atmosfera resta tesa: la tregua, entrata in vigore sei giorni fa, appare sempre più fragile, minata da raid mirati che colpiscono non solo obiettivi militari ma anche civili e operatori dell’informazione.

La morte di Amal Khalil, già scampata a un tentativo di omicidio lo scorso anno mentre documentava la sofferenza degli sfollati, riapre il dibattito sull’impunità che circonda gli attacchi contro i media in Medio Oriente. Con l’Europa ancora divisa sulla linea da tenere verso Israele, e con il governo libanese privo di mezzi per imporre il rispetto della sovranità, il futuro del Sud del Libano si fa incerto. La prossima finestra diplomatica potrebbe essere l’ultima occasione per interrompere una spirale che sta trasformando il giornalismo in un bersaglio.

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giovedì 23 aprile 2026

Uccisa sotto le macerie a Tayr Harfa: la giornalista Amal Khalil, quarta vittima israeliana in Libano

La giornalista libanese Amal Khalil, corrispondente del quotidiano Al-Akhbar, è stata uccisa mercoledì pomeriggio in un attacco israeliano sulla cittadina meridionale di Tayr Harfa. La sua collega Zeinab Faraj, ferita gravemente alla testa, è stata estratta viva dalle macerie dopo ore di assedio, mentre le squadre di soccorso della Croce Rossa venivano bersagliate dal fuoco delle forze armate israeliane. L’incidente segna la quarta giornalista uccisa da Israele in Libano dallo scorso marzo e si inserisce in un’escalation che ha già causato almeno quattro vittime civili nella sola giornata di mercoledì, alla vigilia di delicate trattative per il rinnovo della fragile tregua.

Secondo fonti diplomatiche a Beirut, il presidente libanese Joseph Aoun ha seguito personalmente la vicenda, chiedendo un intervento immediato dell'esercito e della Croce Rossa in coordinamento con la missione UNIFIL. Ma i soccorritori hanno dovuto interrompere più volte le operazioni per i ripetuti attacchi israeliani: un secondo drone ha colpito l’area mentre i sanitari cercavano di raggiungere Khalil, rimasta bloccata nel piano interrato di un edificio crollato. Da Tel Aviv, l’esercito israeliano ha riconosciuto l’accaduto, sostenendo di non aver ostacolato i soccorsi, circostanza contraddetta dai resoconti dei colleghi sul terreno, che denunciano il divieto di far entrare ruspe per rimuovere le macerie.

L’episodio assume una rilevanza particolare per l’Italia, che guida il contingente UNIFIL nel Sud del Libano. I caschi blu italiani sono stati coinvolti nei tentativi di facilitare l’accesso alla zona, senza successo per l’opposizione israeliana. Bruxelles ha espresso preoccupazione per la violazione del diritto internazionale umanitario, che impone la protezione dei giornalisti in zona di conflitto. Ma l’atmosfera resta tesa: la tregua, entrata in vigore sei giorni fa, appare sempre più fragile, minata da raid mirati che colpiscono non solo obiettivi militari ma anche civili e operatori dell’informazione.

La morte di Amal Khalil, già scampata a un tentativo di omicidio lo scorso anno mentre documentava la sofferenza degli sfollati, riapre il dibattito sull’impunità che circonda gli attacchi contro i media in Medio Oriente. Con l’Europa ancora divisa sulla linea da tenere verso Israele, e con il governo libanese privo di mezzi per imporre il rispetto della sovranità, il futuro del Sud del Libano si fa incerto. La prossima finestra diplomatica potrebbe essere l’ultima occasione per interrompere una spirale che sta trasformando il giornalismo in un bersaglio.

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