
Ucraina in finale con un inno di resistenza, la Svizzera esclusa: l’Eurovision tra politica e controversie
La seconda semifinale dell’Eurovision a Vienna promuove il brano ucraino sulla speranza ed elimina Veronica Fusaro. Passa il turno la Romania con una canzone controversa.
La serata decisiva per la seconda semifinale dell’Eurovision Song Contest, ospitata dalla Wiener Stadthalle di Vienna, ha riservato il verdetto più atteso: l’Ucraina, con un brano che intreccia resistenza e speranza, si è guadagnata un posto nella finale di sabato. Un passaggio che, nell’ottica di Kiev, assume un significato che va oltre la musica, in un’edizione già segnata dal boicottaggio di diversi paesi a causa della partecipazione di Israele. La competizione si conferma così palcoscenico di tensioni geopolitiche, mentre la capitale austriaca tenta di tenere insieme spettacolo e diplomazia culturale.
Se da una parte l’Ucraina avanza, dall’altra la Svizzera esce di scena, e lo fa con un taglio netto che interrompe una serie positiva iniziata nel 2019. Veronica Fusaro, cantautrice elvetica di origini calabresi, non è riuscita a conquistare i voti necessari nonostante una performance applaudita dalla critica: la sua «Alice», inno rock-pop contro la violenza sulle donne, si presentava con un allestimento scenico tra i più complessi dell’anno, eppure il pubblico l’ha bocciata. A Bruxelles e Berna qualcuno si interroga: il messaggio di denuncia sociale paga meno della provocazione? Perché a passare è stata la Romania, con «Choke Me», brano apertamente controverso per il testo che evoca soffocamento e dinamiche di potere. Una scelta che ha diviso i fan e acceso il dibattito sui criteri di voto.
Dal punto di vista elvetico, la delusione è tanto più amara perché Fusaro aveva saputo conquistare la scena: il suo assolo di chitarra, gli sguardi in camera, la potenza vocale – tutto sembrava funzionare. Eppure, come ha dichiarato la stessa artista con un misto di ironia e amarezza, «è un gran peccato». La stampa svizzera sottolinea che già nelle quote dei bookmaker la cantante occupava posizioni basse, e l’esclusione riapre il dibattito interno. La SRF, l’emittente pubblica elvetica, ha annunciato che dopo la finale rivedrà il processo di selezione interna, introdotto a porte chiuse nel 2019, forse per renderlo più trasparente e vicino al gusto del pubblico europeo.
Intanto, a Vienna si lavora per la finalissima. Il duo di conduttori Swarovski e Ostrowski ha raccolto critiche per la conduzione ritenuta poco incisiva, ma la macchina organizzativa non si ferma. L’Australia, ancora una volta, si qualifica con un sound internazionale, così come la Norvegia, la Danimarca e la Repubblica Ceca. L’Italia, che non era in gara in questa semifinale, segue con interesse soprattutto per il destino della cantante italo-svizzera, ma anche per il segnale che arriva dall’Europa dell’est: la Bulgaria e l’Albania passano, mentre il Montenegro resta fuori. Ogni voto è una mappa di alleanze culturali e politiche.
Guardando avanti, la finale di sabato promette di essere un crocevia tra musica e messaggio. L’Ucraina si presenta con un carico emotivo fortissimo, la Romania con la sua provocazione, e i paesi nordici con la loro consueta capacità di intrattenimento. Ma è la scelta del pubblico, in un’edizione segnata da assenze e boicottaggi, a dettare l’agenda. Per l’Europa e per l’Italia, che guarda al proprio modello di selezione in vista del 2027, l’Eurovision resta uno specchio delle contraddizioni continentali: luogo di incontro, ma anche di scontro tra valori e sensibilità diverse. Il palco di Vienna, ancora per pochi giorni, racconta questo.
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