
Teheran valuta il piano Usa in 14 punti: Trump promette la pace ma minaccia nuovi bombardamenti
L’Iran esamina la proposta americana per il cessate il fuoco. Trump parla di «progressi» e di uranio da trasferire negli Usa, ma alza la pressione militare.
Mentre i mercati globali trattengono il fiato, Teheran esamina la proposta in quattordici punti che Washington ha presentato per chiudere il conflitto scoppiato alla fine di febbraio. Donald Trump ha dichiarato dal Salotto Ovale che nelle ultime ventiquattr’ore ci sono state «ottime discussioni» e che un accordo è «molto possibile», aggiungendo che l’Iran avrebbe accettato di rinunciare all’arma nucleare. Secondo fonti vicine alla trattativa, il memorandum d’intesa – un foglio unico, snello – prevede la graduale riapertura dello Stretto di Ormuz in cambio dell’allentamento del blocco navale americano.
Ma le divergenze restano profonde: il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha definito parte delle clausole «inaccettabili», mentre un influente deputato della commissione sicurezza ha bollato il documento come una «lista dei desideri» americana. Il Pakistan, mediatore chiave, attende il responso ufficiale, che potrebbe arrivare entro le prossime quarantotto ore, prima della visita di Trump in Cina prevista per il 14 maggio. La partita diplomatica si gioca sul filo delle minacce.
Trump ha ribadito che, in caso di rifiuto, i bombardamenti riprenderanno con «un’intensità molto superiore». Il Pentagono ha nel frattempo colpito una petroliera iraniana che tentava di forzare il blocco, mentre Israele ha lanciato raid su Beirut – i primi dopo la tregua del 16 aprile – uccidendo un comandante di Hezbollah, segno che il fronte libanese resta una variabile esplosiva. Dall’altra parte del mondo, i mercati asiatici hanno registrato rialzi incoraggianti, il greggio è sceso sotto i cento dollari al barile e l’indice Stoxx 600 europeo ha guadagnato terreno: la prospettiva di una riapertura del canale petrolifero più strategico del pianeta alimenta un cauto ottimismo.
Ma gli analisti di Bruxelles avvertono che l’intesa sarebbe solo una tregua provvisoria: le questioni più spinose – lo smantellamento del programma nucleare, il destino dell’uranio altamente arricchito, il futuro delle sanzioni – vengono rinviate a un secondo tempo. Per l’Italia, esposta alle oscillazioni del prezzo del greggio e ai flussi commerciali attraverso il Canale di Suez, un accordo anche parziale rappresenterebbe un sollievo immediato, ma la volatilità resta alta. La finestra diplomatica è stretta: Trump ha fissato un limite implicito nei tempi della sua agenda estera, mentre Teheran sembra puntare a guadagnare tempo senza cedere sul nucleare.
La prossima risposta, attesa per oggi, deciderà se il Medio Oriente imbocca la via di una pace fragile o precipita in una nuova spirale di violenza.
Allarga lo sguardo
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