
Un bronzo e un gioco di parole: Carlo III dona a Trump la campana del sottomarino HMS Trump
Un oggetto di ottone tirato a specchio, sopravvissuto alle profondità del Pacifico, è diventato il simbolo più nitido della rinnovata intesa anglo-americana. Durante la cena di Stato offerta alla Casa Bianca, re Carlo III ha consegnato al presidente Donald Trump la campana originale della torretta di comando del sommergibile HMS Trump, un battello diesel-elettrico della classe T varato dalla Vickers Armstrong nel marzo del 1944. Il monarca ha accompagnato il dono con una battuta calibrata in perfetto humour britannico: «Se mai dovesse aver bisogno di contattarci, le basterà dare un colpo di campana».
Un gioco di parole intraducibile che unisce l’atto di telefonare a quello di far suonare il bronzo, e che ha strappato sorrisi in un vertice dal quale Londra si attende molto. La visita di Stato di due giorni, con cui si celebrano i duecentocinquant’anni dell’indipendenza americana, cade in una fase di fibrillazione geopolitica, e tanto a Washington quanto nelle cancellerie europee si legge nel gesto un tentativo di ricucire un rapporto speciale esposto alle tensioni commerciali e ai ripensamenti strategici dell’Amministrazione Trump. Non a caso, il presidente – notoriamente sensibile all’oro e ai metalli lucenti – ha elogiato con parole insolitamente bipartisan il discorso che Carlo III aveva appena pronunciato al Congresso, ammettendo di non essere mai riuscito a strappare un’ovazione simile ai democratici.
Negli ambienti diplomatici di Bruxelles si osserva come la monarchia britannica venga impiegata, ancora una volta, quale strumento di persuasione morbida, capace di evocare un passato condiviso per ammorbidire le asperità del presente. L’HMS Trump, dal canto suo, consegna a questa coreografia una memoria bellica preciso: il sommergibile venne destinato all’Estremo Oriente per colpire le forze giapponesi nell’ultimo scorcio del conflitto e, successivamente, operò per oltre vent’anni sotto il controllo della Royal Navy nelle acque australiane, in quella stagione in cui l’Occidente ridisegnava le proprie architetture di sicurezza dall’Atlantico all’Indo-Pacifico. Per l’Italia e per l’Europa continentale, lo spettacolo di un legame anglo-americano riaffermato con tanto di reliquia navale non è un dettaglio folcloristico.
Il cordone ombelicale tra Londra e Washington resta il binario su cui viaggiano gli equilibri della NATO, le garanzie di difesa collettiva e una fetta consistente dei flussi commerciali transatlantici. Se la campana dell’HMS Trump servirà davvero a far squillare un nuovo ciclo di cooperazione o resterà un cimelio da esposizione dipenderà dalla capacità dei due governi di tradurre il gesto simbolico in intese concrete sulla sicurezza, sull’energia e sulla regolazione dei dazi. In questo senso, lo sguardo da Roma è il medesimo che si leva da Parigi o da Berlino: l’auspicio è che il bronzo non segni soltanto un’eredità storica, ma annunci la volontà di governare insieme le turbolenze che questa prima metà del secolo sta seminando.
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