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Vingegaard doma il Corno alle Scale, Eulalio resiste ma la Maglia Rosa è più vicina

Il danese vince la seconda tappa di montagna consecutiva, rosicchia secondi al leader portoghese. A 2'24" in classifica, il Giro si decide a cronometro.

Sulla vetta del Corno alle Scale, dove vent’anni fa trionfava Gilberto Simoni e dove Enzo Biagi, appena reduce dalla guerra, firmò uno dei suoi primi servizi dal Giro del 1948, la storia si scrive in danese. Jonas Vingegaard ha vinto la nona tappa con lo stesso gesto misurato e letale che gli è valso il Blockhaus due giorni prima: un’accelerazione nell’ultimo chilometro, il bacio al manubrio con la foto della famiglia incollata, e un bis che manda un messaggio inequivocabile alla classifica. Per l’Appennino bolognese, che non vedeva un arrivo in salita dal 2004, è stata una giornata di festa e di memoria: il Giro ha ritrovato un vecchio amico, e il suo nuovo padrone sembra avere già le chiavi di casa.

A differenza di quanto ci si potesse aspettare, però, il leader portoghese Afonso Eulalio non è crollato. Secondo gli analisti di Bruxelles e di Lisbona, il corridore della Bahrain ha perso appena quaranta secondi, difendendosi con intelligenza e mantenendo un margine di 2’24” su Vingegaard in vista della cronometro di martedì da Viareggio a Massa. Più netto il tonfo di Giulio Pellizzari, che nella prospettiva italiana rappresentava la grande speranza: il marchigiano ha perso 1’28” e ora sconta oltre cinque minuti dalla vetta, mentre il compagno di squadra Jai Hindley – raccontano con soddisfazione i media australiani – ha assunto la leadership interna alla Red Bull-BORA, scalando al terzo posto della generale. La crisi di Pellizzari ha raggelato l’entusiasmo del pubblico di casa, ma ha aperto scenari interessanti per il podio.

Dall’altra parte dello spettro, lo sguardo sudamericano si è concentrato sulla fuga di Éiner Rubio. Il colombiano della Movistar ha trascorso 147 chilometri all’attacco, ha vinto il Gran Premio della Montagna di giornata e ha tenuto viva la corsa fino agli ultimi tre chilometri, prima che l’inesorabile forcing del Visma lo riassorbisse. Un’azione che, nell’ottica di Bogotà, conferma la vitalità della scuola ciclistica colombiana, anche se Egan Bernal resta lontano in classifica. Intanto, la tappa di domenica arriva all’indomani dell’ottava frazione vinta da Jhonatan Narváez per la UAE Emirates-XRG, terzo successo della sua squadra in una settimana: un segnale che la concorrenza non si arrende, ma che l’asticella alzata da Vingegaard è ormai altissima.

Con il secondo giorno di riposo in arrivo, il Giro concede fiato prima della cronometro di 42 chilometri, un esame che per Eulalio sarà una bussola: se riuscirà a contenere il danese, la lotta per la Maglia Rosa resterà aperta fino alle Dolomiti. In caso contrario, il copione già visto a luglio in Francia potrebbe ripetersi su strade italiane. Per il ciclismo nostrano, l’unica consolazione resta il racconto dei luoghi che la corsa attraversa: un pellegrinaggio a pedali tra geografia e memoria, l’eredità di Biagi che continua a pedalare accanto ai campioni.

Divergenza — chi la racconta come
45%Media
2 blocchi · posizioni da −0.30 a +0.60
CriticoFavorevole
EURLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale+0.60aligned
Stampa latinoamericana−0.30critical
Stampa europea continentale+0.60

Il danese Vingegaard ha vinto la tappa del Blockhaus con una dimostrazione di forza, staccando tutti tranne Gall. Il giovane Pellizzari ha tentato di seguirlo ma è crollato, ammettendo l'errore. La corsa rosa ha già un favorito chiaro.

TrionfoPaternalismo
Stampa latinoamericana−0.30

Egan Bernal ha sofferto molto nella tappa del Blockhaus, perdendo posizioni e uscendo dalla top-10 della classifica generale. Il colombiano ha pagato gli sforzi dei giorni precedenti, mentre Vingegaard ha confermato il suo favoritismo. La notizia è preoccupante per i tifosi latinoamericani.

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venerdì 15 maggio 2026

Vingegaard doma il Corno alle Scale, Eulalio resiste ma la Maglia Rosa è più vicina

Il danese vince la seconda tappa di montagna consecutiva, rosicchia secondi al leader portoghese. A 2'24" in classifica, il Giro si decide a cronometro.

Sulla vetta del Corno alle Scale, dove vent’anni fa trionfava Gilberto Simoni e dove Enzo Biagi, appena reduce dalla guerra, firmò uno dei suoi primi servizi dal Giro del 1948, la storia si scrive in danese. Jonas Vingegaard ha vinto la nona tappa con lo stesso gesto misurato e letale che gli è valso il Blockhaus due giorni prima: un’accelerazione nell’ultimo chilometro, il bacio al manubrio con la foto della famiglia incollata, e un bis che manda un messaggio inequivocabile alla classifica. Per l’Appennino bolognese, che non vedeva un arrivo in salita dal 2004, è stata una giornata di festa e di memoria: il Giro ha ritrovato un vecchio amico, e il suo nuovo padrone sembra avere già le chiavi di casa.

A differenza di quanto ci si potesse aspettare, però, il leader portoghese Afonso Eulalio non è crollato. Secondo gli analisti di Bruxelles e di Lisbona, il corridore della Bahrain ha perso appena quaranta secondi, difendendosi con intelligenza e mantenendo un margine di 2’24” su Vingegaard in vista della cronometro di martedì da Viareggio a Massa. Più netto il tonfo di Giulio Pellizzari, che nella prospettiva italiana rappresentava la grande speranza: il marchigiano ha perso 1’28” e ora sconta oltre cinque minuti dalla vetta, mentre il compagno di squadra Jai Hindley – raccontano con soddisfazione i media australiani – ha assunto la leadership interna alla Red Bull-BORA, scalando al terzo posto della generale. La crisi di Pellizzari ha raggelato l’entusiasmo del pubblico di casa, ma ha aperto scenari interessanti per il podio.

Dall’altra parte dello spettro, lo sguardo sudamericano si è concentrato sulla fuga di Éiner Rubio. Il colombiano della Movistar ha trascorso 147 chilometri all’attacco, ha vinto il Gran Premio della Montagna di giornata e ha tenuto viva la corsa fino agli ultimi tre chilometri, prima che l’inesorabile forcing del Visma lo riassorbisse. Un’azione che, nell’ottica di Bogotà, conferma la vitalità della scuola ciclistica colombiana, anche se Egan Bernal resta lontano in classifica. Intanto, la tappa di domenica arriva all’indomani dell’ottava frazione vinta da Jhonatan Narváez per la UAE Emirates-XRG, terzo successo della sua squadra in una settimana: un segnale che la concorrenza non si arrende, ma che l’asticella alzata da Vingegaard è ormai altissima.

Con il secondo giorno di riposo in arrivo, il Giro concede fiato prima della cronometro di 42 chilometri, un esame che per Eulalio sarà una bussola: se riuscirà a contenere il danese, la lotta per la Maglia Rosa resterà aperta fino alle Dolomiti. In caso contrario, il copione già visto a luglio in Francia potrebbe ripetersi su strade italiane. Per il ciclismo nostrano, l’unica consolazione resta il racconto dei luoghi che la corsa attraversa: un pellegrinaggio a pedali tra geografia e memoria, l’eredità di Biagi che continua a pedalare accanto ai campioni.

Divergenza — chi la racconta come
45%Media
2 blocchi · posizioni da −0.30 a +0.60
CriticoFavorevole
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Divergenza tra blocchi di stampa
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Stampa latinoamericana−0.30critical
Stampa europea continentale+0.60

Il danese Vingegaard ha vinto la tappa del Blockhaus con una dimostrazione di forza, staccando tutti tranne Gall. Il giovane Pellizzari ha tentato di seguirlo ma è crollato, ammettendo l'errore. La corsa rosa ha già un favorito chiaro.

TrionfoPaternalismo
Stampa latinoamericana−0.30

Egan Bernal ha sofferto molto nella tappa del Blockhaus, perdendo posizioni e uscendo dalla top-10 della classifica generale. Il colombiano ha pagato gli sforzi dei giorni precedenti, mentre Vingegaard ha confermato il suo favoritismo. La notizia è preoccupante per i tifosi latinoamericani.

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