
America Latina a due velocità: auto in ripresa in Messico, in crisi in Argentina, mentre il Brasile frena
Record per l’export messicano di veicoli, calo a Buenos Aires. Il Brasile mostra segnali contrastanti tra consumi frenati e boom dell’agroalimentare.
L’industria automobilistica messicana ha chiuso il primo quadrimestre del 2026 con il secondo miglior risultato di sempre, trainata da un’impennata delle esportazioni che ad aprile hanno superato le 286mila unità, con un balzo dell’11,4 per cento rispetto allo stesso mese del 2025. Secondo gli analisti di Città del Messico, il dato acquisisce un rilievo particolare perché arrivato in un contesto di dazi e incertezza commerciale con gli Stati Uniti: la capacità di diversificare i mercati di sbocco ha permesso alle fabbriche messicane di alimentare una crescita della produzione del 2,1 per cento, raggiungendo quasi 330mila veicoli leggeri. Una tenuta che conferma il ruolo del Paese come hub manifatturiero chiave per il Nord America, nonostante le pressioni protezionistiche.
Ben diverso il quadro che emerge da Buenos Aires, dove la produzione automobilistica è invece arretrata del 17,5 per cento su base annua ad aprile. Il dato, reso noto dall’associazione di categoria ADEFA, riflette non solo un calendario sfavorevole ma anche un processo di riassestamento industriale: le linee di montaggio stanno smaltendo modelli in uscita e preparando nuovi progetti, in attesa di un rilancio che le autorità locali sperano arrivi nella seconda metà dell’anno. Le esportazioni, tuttavia, mostrano un timido aumento, segno che la domanda estera resta un’ancora di salvezza per un settore in cerca di respiro.
Il Brasile, dal canto suo, presenta un volto duplice. Da un lato, le vendite al dettaglio, pur crescendo del 5,4 per cento ad aprile rispetto al 2025 secondo un indicatore, calano del 3 per cento secondo un altro, segnalando una perdita di slancio dei consumi in un clima di inflazione persistente e reddito familiare sotto pressione. Dall’altro, l’agroalimentare celebra record annunciati: la produzione di carne di pollo dovrebbe raggiungere 15 milioni di tonnellate nel 2026, con esportazioni verso oltre 150 Paesi, mentre quella bovina rischia di subire un duro colpo. Pechino ha infatti comunicato che Brasilia ha già raggiunto metà della quota di carni a tariffa agevolata del 12 per cento: superato il milione e centomila tonnellate, l’aliquota schizzerà al 55 per cento, una mossa che potrebbe ridisegnare i flussi commerciali globali della proteina.
Guardando avanti, il continente latinoamericano si conferma un laboratorio di tensioni e opportunità per l’economia mondiale. Per l’Europa e per l’Italia, che importano materie prime e componenti automotive dal Brasile e dal Messico, l’evoluzione dei prossimi mesi sarà cruciale: un eventuale rallentamento delle esportazioni brasiliane di carne potrebbe spingere Roma e Bruxelles a rivedere le proprie strategie di approvvigionamento, mentre la resilienza messicana nel settore auto offre un modello di adattamento alle barriere tariffarie che merita attenzione. La regione, insomma, non è più solo una fornitrice di commodity: sta scrivendo le regole di una nuova geografia produttiva.
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