
L’Onu avverte: El Niño si intensifica, picco tra agosto e ottobre 2026
Il segretario generale Guterres parla di ‘pianeta già in fiamme’. La Wmo conferma il rafforzamento del fenomeno, con rischi di alluvioni in Sudamerica e siccità in Asia.
L’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) ha annunciato venerdì che il fenomeno El Niño si sta rafforzando rapidamente e raggiungerà la massima intensità tra agosto e ottobre 2026. Le acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale, secondo le proiezioni dell’agenzia Onu, potrebbero superare di 2,9 gradi centigradi la norma, un’anomalia che altererà i regimi di vento e precipitazioni su scala globale. In alcune aree del Pacifico orientale si registrano già scostamenti superiori a 2,7 gradi, segnala l’Amministrazione nazionale oceanica e atmosferica statunitense (Noaa), che stima un 81 per cento di probabilità che l’evento diventi ‘molto forte’ entro dicembre.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha descritto la situazione con parole nette: «El Niño non è più sulla soglia di casa, è dentro e alza la temperatura. E questo è solo il preludio. Si sta rafforzando, aggiungendo benzina a un pianeta già in fiamme». Guterres ha collegato l’emergenza all’uso di combustibili fossili, definendoli la causa principale dell’aggravarsi della crisi climatica. La Wmo ha sottolineato che gli effetti di El Niño si sommano a quelli del riscaldamento globale, creando condizioni senza precedenti: temperature oceaniche record, ondate di calore e incendi già osservati in Europa, Africa e Canada.
Gli impatti previsti variano per regione. In Sudamerica, il sud-est del continente – in particolare Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile meridionale – potrebbe essere colpito da piogge intense, piene dei fiumi e allagamenti, ha spiegato la Wmo. Al contrario, il subcontinente indiano, l’Australia orientale e parti dell’America centrale sono attese condizioni più secche della norma. Il Dipartimento meteorologico indiano ha già previsto precipitazioni monsoniche ‘sotto la media’ per agosto e settembre 2026, un dato preoccupante per l’agricoltura della terza economia asiatica.
La direttrice della Wmo, Celeste Saulo, ha ricordato che «le previsioni da sole non prevengono i pericoli: sono le persone a farlo». Ha invitato i governi a utilizzare la finestra di opportunità offerta dall’anticipazione dei rischi per preparare piani di emergenza e proteggere le popolazioni vulnerabili. La Noaa continuerà a monitorare l’evoluzione del fenomeno, che secondo gli attuali modelli potrebbe prolungarsi fino alla primavera del 2027.
| Stampa sud-est asiatica | −0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.10 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
Le autorità indonesiane e gli esperti sanitari mettono in guardia la popolazione contro colpi di calore e incendi, esortando alla responsabilità individuale e collettiva.
Concentrandosi su sintomi medici e operazioni concrete di modifica del tempo, il blocco trasforma una crisi climatica astratta in un pericolo concreto e gestibile, rafforzando la fiducia nelle istituzioni locali.
Il blocco omette gli avvertimenti globali della WMO sull'intensità storica di El Niño, preferendo inquadrare l'evento come una sfida logistica locale piuttosto che una crisi climatica mondiale.
I governi latinoamericani si preparano attivamente, dichiarando che il fenomeno è imminente e che le misure di prevenzione sono già in corso.
Enfatizzando il termine 'súper Niño' e le proiezioni di intensità record, il blocco crea un senso di urgenza che giustifica la mobilitazione di risorse senza evocare panico.
Il blocco non discute la possibilità di siccità estrema in altre regioni (come il Sud-est asiatico), concentrandosi solo sugli impatti locali di piogge e inondazioni.
La WMO e gli scienziati europei sottolineano la complessità delle interazioni climatiche, invitando a non guardare solo al Pacifico ma all'intero sistema oceanico.
Spostando l'attenzione sull'Oceano Indiano, il blocco amplia la cornice geografica e temporale, riducendo l'impatto immediato e collocando l'evento in un quadro di variabilità naturale.
Il blocco non cita gli effetti sanitari diretti come i colpi di calore o le misure locali di mitigazione, che sarebbero troppo specifici per la prospettiva continentale.
Le Nazioni Unite e gli scienziati lanciano un allarme globale: El Niño sta aggiungendo benzina a un pianeta già in fiamme, e i governi devono agire immediatamente.
Utilizzando una metafora incendiaria e collegando El Niño al cambiamento climatico di lungo periodo, il blocco trasforma un evento meteorologico in una crisi esistenziale, suscitando urgenza morale.
Il blocco non menziona gli sforzi locali di adattamento (come le operazioni di modifica del tempo in Indonesia o i piani di prevenzione in Argentina), che attenuerebbero la drammaticità del quadro globale.
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