
Elezioni in Perù: Keiko Fujimori e Roberto Sánchez si sfidano per una presidenza fragile
Oggi i peruviani eleggono il nono presidente in dieci anni. Tra criminalità e instabilità, il ballottaggio contrappone l’erede del fujimorismo a un esponente della sinistra castillista. L’esito segnerà gli equilibri regionali.
Oggi, 7 giugno, oltre 27 milioni di elettori sono chiamati alle urne per decidere chi guiderà il Perù per i prossimi cinque anni. Dopo un primo turno caotico, il ballottaggio contrappone due figure che incarnano le fratture storiche del Paese: la conservatrice Keiko Fujimori, figlia dell'ex presidente autoritario Alberto Fujimori e candidata per la quarta volta, e il progressista Roberto Sánchez, psicologo e già ministro sotto l'ex presidente Pedro Castillo, oggi in carcere per un tentato golpe. Le urne si aprono in un clima di profonda sfiducia: il prossimo presidente sarà il nono in appena un decennio, un dato che fotografa la cronica ingovernabilità del Paese andino.
Le cause di questa instabilità sono molteplici e ben radicate. Il Congresso, eletto con il sistema proporzionale, ha acquisito un potere smisurato grazie a un articolo costituzionale che permette di destituire il capo dello Stato per "incapacità morale permanente", una formula vaga che ha già rimosso quattro presidenti dal 2016, trasformando di fatto il presidenzialismo in un quasi-parlamentarismo. A questo si aggiungono una corruzione endemica, la penetrazione del narcotraffico e un'economia in rallentamento, sebbene il Perù resti un esportatore cruciale di rame e litio. Secondo gli analisti latinoamericani, l'elezione è percepita come una scelta tra mali minori: Keiko, che promette ordine e mercato, è sgradita a una larga fetta dell'elettorato che ricorda gli abusi del fujimorismo; Sánchez, invece, sconta l'ombra del castillismo e il timore di un'ennesima svolta autoritaria di sinistra.
L'attenzione internazionale è alta. Fonti di Washington sottolineano come un'eventuale vittoria di Keiko rafforzerebbe l'asse conservatore filo-americano in Sud America, in un momento in cui Argentina e Cile hanno già virato a destra, mentre una presidenza Sánchez consoliderebbe il blocco progressista, in sintonia con Colombia, Brasile e Messico. Dalla vicina Europa, e in particolare per l'Italia, la stabilità del Perù è rilevante non solo per gli investimenti nel settore estrattivo – Enel ed Eni hanno interessi nell'area – ma anche per i negoziati su un accordo commerciale UE-Mercosur, il cui perfezionamento richiederebbe un quadro politico affidabile. Gli osservatori europei non nascondono una certa preoccupazione per il rischio di default diplomatico, simile a quello vissuto con il Venezuela.
Le ricerche demoscopiche danno i due contendenti divisi da pochi punti, con una quota di indecisi che potrebbe rivelarsi decisiva. Ma al di là del nome del vincitore, la sfida più ardua sarà governare un paese in cui ogni Presidente eletto dal 2016 non ha mai concluso il mandato. La ripetizione di un copione già visto – il trionfo risicato di Castillo nel 2021, poi il golpe e il carcere – aleggia come uno spettro su queste elezioni. Se il nuovo inquilino del Palazzo Pizarro non saprà tessere un'alleanza col legislativo, il ciclo delle destituzioni potrebbe ripetersi, trascinando il Perù in un'ulteriore spirale di instabilità, con ripercussioni che oltrepasserebbero di gran lunga la regione andina.
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
In Perù si vota in un clima di cronica instabilità, dove il Congresso ha destituito quattro presidenti in un decennio e il paese appare ingovernabile. Lo scontro tra la destra fujimorista e la sinistra di Sánchez è seguito da un empate tecnico, con l’elettorato disincantato che sceglie il “male minore”.
La sfida tra Keiko Fujimori, erede dell’autoritarismo paterno, e il progressista Sánchez si gioca sullo sfondo di un Perù intrappolato in una crisi politica senza fine. Nonostante la figlia dell’ex autocrate rivendichi l’ordine e il modello neoliberista, il ballottaggio resta incerto e l’affluenza è segnata da un profondo scetticismo.
Il voto in Perù è un test cruciale per gli interessi statunitensi nella regione: la conservatrice Fujimori promette legge, ordine e alleanza con Washington, mentre il socialista Sánchez incarna le correnti di sinistra che sfidano l’influenza americana. L’esito potrebbe ridisegnare l’equilibrio di potere in America Latina.
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