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Economia e Mercatigiovedì 11 giugno 2026

Emaar svela un progetto da 200 miliardi: Dubai si reinventa città del futuro

Tra cantieri faraonici, premi all’aviazione e una nuova autorità per la longevità, l’emirato accelera la sua metamorfosi in hub globale attento al benessere, attirando capitali e talenti anche dall’Italia.

Dubai non smette di stupire. Con un annuncio che ha il sapore di una dichiarazione programmatica, Emaar Properties – il colosso immobiliare che ha già firmato icone come il Burj Khalifa – ha presentato il masterplan di un nuovo quartiere da 200 miliardi di dirham (circa 54 miliardi di dollari). Si tratta di un’area di oltre 4,5 milioni di metri quadrati che potrà accogliere 150mila residenti, articolata in cinque distretti e progettata secondo il concetto della “città dei venti minuti”: ogni servizio essenziale sarà raggiungibile a piedi. Il progetto, che integra torri residenziali di lusso, ville esclusive, uffici, spazi culturali e un collegamento diretto con la metropolitana, è stato descritto dal fondatore Mohamed Alabbar come «un atto di fede nel futuro degli Emirati». Secondo gli analisti del Golfo, questa mossa conferma la strategia di Dubai di anticipare la domanda di vita urbana integrata, rivolgendo un messaggio agli investitori globali: qui si costruisce il domani.

Il mattone, del resto, resta il pilastro su cui l’emirato fonda la sua attrattiva internazionale. Nelle stesse ore, la società di consulenza BlackBrick ha reso noto di aver chiuso la vendita record di una villa a The Meadows per 24 milioni di dirham, mentre il gruppo Innovo ha consegnato le residenze Six Senses a Palm Jumeirah, un complesso esaurito ancor prima del completamento che promette standard di sostenibilità all’avanguardia. Non solo Dubai: nell’emirato confinante di Sharjah, BEEAH ha avviato i lavori per la città di Khalid Bin Sultan, un ambizioso quartiere pensato all’insegna del risparmio energetico. Sono segnali che, letti da Milano o da Roma, delineano un mercato in cui la domanda di alta gamma non accenna a sgonfiarsi, alimentata anche da compratori italiani che approfittano di visti agevolati e di uno stile di vita percepito come sicuro e cosmopolita. L’edilizia di lusso, in particolare, richiama l’eccellenza italiana nell’interior design e nell’ingegneria: molte firme del nostro paese sono già protagoniste in cantiere.

A rendere ancora più solide le connessioni tra l’Italia e gli Emirati contribuisce il riconoscimento appena ottenuto da Emirates come migliore compagnia aerea del Medio Oriente ai premi APEX 2026. Basato sui giudizi dei passeggeri, il premio evidenzia comfort, ristorazione e connettività Wi-Fi, aspetti che consolidano il ruolo di Dubai come snodo cruciale per i voli tra Europa, Asia e Africa. Per le città italiane – Milano, Roma, Venezia e, da anni, anche Bologna – Emirates rappresenta un vettore indispensabile sia per il turismo in uscita verso l’Oriente sia per l’arrivo di visitatori mediorientali e asiatici. Osservatori comunitari sottolineano come l’eccellenza operativa della compagnia di bandiera di Dubai stimoli la concorrenza, ma al contempo spinga le compagnie europee ad alzare gli standard; Bruxelles, tuttavia, vigila sugli aiuti di Stato indiretti di cui i vettori del Golfo potrebbero beneficiare.

Sul fronte del “soft power”, l’emirato sta investendo in settori immateriali. È stata istituita la Dubai Longevity Authority, con a capo lo sceicco Hamdan bin Mohammed, per fare della città un hub mondiale della longevità, del benessere e della sanità d’avanguardia. L’obiettivo è intercettare un turismo sanitario che in Europa – alle prese con un invecchiamento progressivo – è in forte espansione: le spa medicali e le cliniche di wellness del nostro Paese potrebbero trovare qui un terreno di collaborazione, esportando know-how e attirando pazienti facoltosi. Parallelamente, la Community Development Authority di Dubai ha ricevuto quattro premi per i suoi programmi di inclusione e volontariato, a riprova che lo sviluppo sociale non è trascurato. Nel complesso, l’immagine che emerge è quella di un ecosistema che tenta di coniugare crescita economica e qualità della vita, sebbene gli osservatori europei rammentino che dietro le luci dei grattacieli permangono interrogativi sulla sostenibilità ambientale reale e sulle condizioni di lavoro. Per l’Italia, tuttavia, la partita resta aperta: dalle grandi opere ai servizi, la metamorfosi di Dubai è anche un’opportunità da non perdere.

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giovedì 11 giugno 2026

Emaar svela un progetto da 200 miliardi: Dubai si reinventa città del futuro

Tra cantieri faraonici, premi all’aviazione e una nuova autorità per la longevità, l’emirato accelera la sua metamorfosi in hub globale attento al benessere, attirando capitali e talenti anche dall’Italia.

Dubai non smette di stupire. Con un annuncio che ha il sapore di una dichiarazione programmatica, Emaar Properties – il colosso immobiliare che ha già firmato icone come il Burj Khalifa – ha presentato il masterplan di un nuovo quartiere da 200 miliardi di dirham (circa 54 miliardi di dollari). Si tratta di un’area di oltre 4,5 milioni di metri quadrati che potrà accogliere 150mila residenti, articolata in cinque distretti e progettata secondo il concetto della “città dei venti minuti”: ogni servizio essenziale sarà raggiungibile a piedi. Il progetto, che integra torri residenziali di lusso, ville esclusive, uffici, spazi culturali e un collegamento diretto con la metropolitana, è stato descritto dal fondatore Mohamed Alabbar come «un atto di fede nel futuro degli Emirati». Secondo gli analisti del Golfo, questa mossa conferma la strategia di Dubai di anticipare la domanda di vita urbana integrata, rivolgendo un messaggio agli investitori globali: qui si costruisce il domani.

Il mattone, del resto, resta il pilastro su cui l’emirato fonda la sua attrattiva internazionale. Nelle stesse ore, la società di consulenza BlackBrick ha reso noto di aver chiuso la vendita record di una villa a The Meadows per 24 milioni di dirham, mentre il gruppo Innovo ha consegnato le residenze Six Senses a Palm Jumeirah, un complesso esaurito ancor prima del completamento che promette standard di sostenibilità all’avanguardia. Non solo Dubai: nell’emirato confinante di Sharjah, BEEAH ha avviato i lavori per la città di Khalid Bin Sultan, un ambizioso quartiere pensato all’insegna del risparmio energetico. Sono segnali che, letti da Milano o da Roma, delineano un mercato in cui la domanda di alta gamma non accenna a sgonfiarsi, alimentata anche da compratori italiani che approfittano di visti agevolati e di uno stile di vita percepito come sicuro e cosmopolita. L’edilizia di lusso, in particolare, richiama l’eccellenza italiana nell’interior design e nell’ingegneria: molte firme del nostro paese sono già protagoniste in cantiere.

A rendere ancora più solide le connessioni tra l’Italia e gli Emirati contribuisce il riconoscimento appena ottenuto da Emirates come migliore compagnia aerea del Medio Oriente ai premi APEX 2026. Basato sui giudizi dei passeggeri, il premio evidenzia comfort, ristorazione e connettività Wi-Fi, aspetti che consolidano il ruolo di Dubai come snodo cruciale per i voli tra Europa, Asia e Africa. Per le città italiane – Milano, Roma, Venezia e, da anni, anche Bologna – Emirates rappresenta un vettore indispensabile sia per il turismo in uscita verso l’Oriente sia per l’arrivo di visitatori mediorientali e asiatici. Osservatori comunitari sottolineano come l’eccellenza operativa della compagnia di bandiera di Dubai stimoli la concorrenza, ma al contempo spinga le compagnie europee ad alzare gli standard; Bruxelles, tuttavia, vigila sugli aiuti di Stato indiretti di cui i vettori del Golfo potrebbero beneficiare.

Sul fronte del “soft power”, l’emirato sta investendo in settori immateriali. È stata istituita la Dubai Longevity Authority, con a capo lo sceicco Hamdan bin Mohammed, per fare della città un hub mondiale della longevità, del benessere e della sanità d’avanguardia. L’obiettivo è intercettare un turismo sanitario che in Europa – alle prese con un invecchiamento progressivo – è in forte espansione: le spa medicali e le cliniche di wellness del nostro Paese potrebbero trovare qui un terreno di collaborazione, esportando know-how e attirando pazienti facoltosi. Parallelamente, la Community Development Authority di Dubai ha ricevuto quattro premi per i suoi programmi di inclusione e volontariato, a riprova che lo sviluppo sociale non è trascurato. Nel complesso, l’immagine che emerge è quella di un ecosistema che tenta di coniugare crescita economica e qualità della vita, sebbene gli osservatori europei rammentino che dietro le luci dei grattacieli permangono interrogativi sulla sostenibilità ambientale reale e sulle condizioni di lavoro. Per l’Italia, tuttavia, la partita resta aperta: dalle grandi opere ai servizi, la metamorfosi di Dubai è anche un’opportunità da non perdere.

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