
Errori e tecnologia assente: il dossier LaGuardia e i rischi per la sicurezza negli aeroporti
Due incidenti aeroportuali occorsi a distanza di poche settimane, a New York e a Santiago del Cile, hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza delle operazioni a terra, un anello spesso sottovalutato della catena del trasporto aereo. Il rapporto preliminare del National Transportation Safety Board (NTSB) statunitense ha svelato le cause della tragica collisione del 22 marzo tra un CRJ-900 di Air Canada Express e un camion dei pompieri sulla pista dell'aeroporto LaGuardia, costata la vita ai due piloti e provocato decine di feriti. Secondo gli investigatori di Washington, la sequenza degli eventi è stata innescata da un errore del controllore del traffico aereo, che ha autorizzato il passaggio del mezzo di soccorso mentre l’aereo era ormai in fase di atterraggio. Ma a rendere fatale la situazione hanno concorso anche altre deficienze: il conducente del camion ha sentito alla radio l’ordine "stop, stop, stop" senza riconoscere che il messaggio fosse rivolto a lui, e il veicolo era sprovvisto di un transponder che avrebbe automaticamente allertato la torre della sua posizione sulla pista. Le luci di avvertimento rosse erano accese fino a tre secondi prima dell'impatto, ma non sono bastate.
Dall’altra parte del continente, l’incidente dell’aeroporto Arturo Merino Benítez di Santiago ha visto un Airbus A321 di LATAM, in fase di rimorchio, urtare la coda di un Boeing 737 di Aerolíneas Argentinas fermo in attesa di decollo. Sebbene i danni siano stati solo materiali e nessun passeggero abbia riportato lesioni, l’episodio ha messo in luce la fragilità dei protocolli di coordinamento nelle aree di manovra. Per gli analisti di Bruxelles, che da anni spingono per l’introduzione di sistemi di monitoraggio digitale dei movimenti a terra, questi eventi dimostrano come l’errore umano resti il fattore dominante, ma anche come la tecnologia possa mitigarlo. In Europa, l'Agenzia per la sicurezza aerea (EASA) ha già avviato una revisione delle raccomandazioni per i veicoli di servizio, mentre negli Stati Uniti il NTSB ha sollecitato l’installazione obbligatoria di transponder su tutti i mezzi che operano sulle piste.
L’Italia, con i suoi scali congestionati come Roma Fiumicino e Milano Linate, non è immune da questi rischi. Le autorità nazionali stanno già valutando l’aggiornamento dei regolamenti per imporre misure analoghe, consapevoli che la sicurezza non si gioca solo in volo, ma anche a terra, dove ogni secondo di disattenzione può costare caro. La lezione che arriva da New York e Santiago è chiara: in un sistema sempre più complesso, la sola competenza umana non basta; servono barriere tecnologiche che intercettino gli errori prima che diventino tragedie.
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