
Il Bangladesh vara una manovra da record tra sfide economiche e riforme attese
Il governo guidato dal BNP presenta il bilancio più alto di sempre, puntando su crescita e inclusione, mentre il dibattito si accende su microcredito, rimesse e fiscalità.
Il Bangladesh si prepara a un passaggio cruciale con la presentazione del bilancio 2026-27, il primo del nuovo governo guidato dal Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP). Con una spesa prevista di 938.000 crore di taka (circa 110 miliardi di dollari), la manovra punta a rilanciare un'economia provata dall'inflazione e a mantenere le promesse elettorali, concentrandosi su investimenti, occupazione e protezione sociale. Il ministro delle Finanze Amir Khosru Mahmud Chowdhury, sedicesimo a presentare un bilancio nella storia del paese, si trova di fronte alla sfida di conciliare ambizione e sostenibilità fiscale, in un contesto in cui il deficit è destinato a crescere e il ricorso al debito ad aumentare.
Il dibattito pubblico si è acceso su diversi fronti. Da un lato, esperti e operatori del microcredito, riuniti in una tavola rotonda organizzata dal Credit and Development Forum (CDF) e dal quotidiano Prothom Alo, hanno sottolineato la necessità di riforme per rendere il settore più efficace nel contrasto alla povertà. Dall'altro, l'opposizione parlamentare ha chiesto la creazione di una task force per affrontare i problemi dei lavoratori all'estero, le cui rimesse rappresentano una colonna portante dell'economia nazionale. La proposta, accolta positivamente dalla maggioranza, mira a rafforzare un flusso di rimesse che, secondo gli analisti di Dacca, resta vitale per la bilancia dei pagamenti ma è minacciato da costi di trasferimento elevati e da una protezione insufficiente dei migranti.
Sul fronte fiscale, imprenditori e associazioni di categoria chiedono una revisione del sistema dei dazi doganali, affinché le materie prime siano tassate meno dei prodotti finiti, per incentivare l'industria locale e creare posti di lavoro. Attualmente, il differenziale tariffario è spesso troppo ridotto, penalizzando la manifattura nazionale a vantaggio delle importazioni. La richiesta si inserisce in un più ampio desiderio di semplificazione burocratica e riduzione della pressione fiscale, espresso da lavoratori, casalinghe e giovani, che auspicano un bilancio capace di frenare il carovita e migliorare i servizi pubblici, in particolare istruzione e sanità.
In prospettiva, il successo della manovra dipenderà dalla capacità del governo di attuare le riforme strutturali necessarie, in un panorama economico globale incerto. Per l'Italia e l'Europa, il Bangladesh resta un partner commerciale chiave nel settore tessile, ma anche un paese da cui proviene una significativa diaspora: circa 140.000 bengalesi risiedono in Italia, e le loro rimesse sono un ponte economico tra le due sponde. Un Bangladesh più stabile e prospero significherebbe anche maggiori opportunità di cooperazione e scambi, in un momento in cui l'Unione Europea cerca di diversificare le proprie catene di approvvigionamento.
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