
Trump valuta il ritorno alla guerra contro l’Iran: la tregua è in rianimazione
Il presidente americano considera più seriamente di riprendere le operazioni militari, frustrato dalla condotta iraniana e dal blocco dello Stretto di Hormuz.
Il presidente americano Donald Trump sta valutando con crescente serietà la ripresa delle operazioni militari su larga scala contro l’Iran, dopo che l’ultima proposta di Teheran è stata giudicata “totalmente inaccettabile”. Fonti vicine alla Casa Bianca riferiscono che la tregua, definita dallo stesso Trump “in rianimazione”, potrebbe cedere sotto il peso di un negoziato che sembra essersi arenato. A pesare in modo decisivo sull’umore dell’inquilino della Casa Bianca sono due fattori: il perdurare del blocco dello Stretto di Hormuz, che sta alterando gli equilibri del commercio energetico globale, e la percezione di una leadership iraniana divisa, incapace di offrire concessioni sostanziali sul programma nucleare.
All’interno dell’amministrazione americana si fronteggiano correnti diverse. Da un lato, i falchi spingono per un approccio più aggressivo, che includa “attacchi mirati” per indebolire la posizione negoziale iraniana; dall’altro, c’è chi – anche tra i mediatori pachistani – invita a non abbandonare la via diplomatica, auspicando un linguaggio più fermo con Teheran. L’incontro di lunedì tra Trump e il suo team di sicurezza nazionale, che ha all’ordine del giorno la possibilità di riprendere le ostilità, avviene in un clima di forte incertezza. Secondo alcuni analisti, è improbabile che una decisione venga presa prima della partenza del presidente per la Cina, ma l’ipotesi di raid limitati resta concreta.
Dal punto di vista iraniano, il rifiuto di fare passi indietro sul nucleare è motivato da una lettura della situazione che considera l’America più logorata dalla guerra. La prospettiva di Teheran, raccolta da fonti regionali, sottolinea come la leadership sia divisa tra chi vuole resistere e chi invece cerca una via d’uscita. La risposta scritta alla bozza americana, attesa per dieci giorni e infine arrivata, è stata giudicata “stupida” da Trump. A rendere il quadro ancora più fragile contribuisce la questione dello Stretto di Hormuz: un’arteria vitale per il transito del petrolio, la cui chiusura prolungata sta già provocando ripercussioni sui mercati energetici e sull’economia europea.
Per l’Italia e per l’Europa, l’eventuale ripresa dei combattimenti rappresenterebbe una minaccia diretta alla stabilità regionale e alla sicurezza energetica. Bruxelles segue con crescente apprensione l’evolversi della crisi, consapevole che un conflitto su larga scala nel Golfo potrebbe innescare nuove ondate migratorie e mettere in ginocchio le forniture di greggio. In questo scenario, la mediazione diplomatica – già complicata dalla sfiducia reciproca – rischia di essere definitivamente accantonata.
La finestra per una soluzione negoziale sembra restringersi di ora in ora. Se Trump dovesse optare per un’escalation, si entrerebbe in una fase di guerra aperta, con conseguenze imprevedibili per il Medio Oriente e per l’architettura di sicurezza globale. Gli occhi restano puntati sul vertice di sicurezza nazionale di lunedì: il suo esito potrebbe segnare il punto di non ritorno.
| Stampa iraniana e affini | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa israeliana | +0.30 | aligned |
| Stampa del Golfo arabo | +0.40 | aligned |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.20 | neutral |
I media iraniani dipingono l'avvertimento di Trump come una continuazione della pressione massima, mentre voci interne discutono se gli oppositori del negoziato stiano spingendo il paese verso la guerra. I resoconti evidenziano la mediazione dell'Oman per le navi bloccate e gettano l'ombra della minaccia USA sulla visita di Trump in Cina, riflettendo un misto di allarme e scetticismo sulle intenzioni americane.
I media israeliani inquadrano la disponibilità di Trump a riprendere le ostilità come una risposta giustificata alla posizione negoziale inaccettabile dell'Iran e alla continua chiusura dello Stretto di Hormuz. I resoconti sottolineano che le lotte interne alla leadership iraniana e l'ultima proposta hanno esaurito la pazienza di Washington, con un tono di allarme pragmatico a sostegno di un'azione decisiva degli USA.
I media del Golfo arabo presentano la minaccia di Trump di riprendere la guerra come conferma che l'Iran ha commesso un grave errore strategico attaccando gli Stati del Golfo. I resoconti amplificano il voto di vittoria totale di Trump, descrivono l'arresto di infiltrati iraniani in Kuwait e discutono il costo finanziario della guerra, mescolando allarme per l'aggressione iraniana con sostegno pragmatico alla pressione guidata dagli USA.
I media del Levante e del Maghreb inquadrano la minaccia di guerra di Trump come una pericolosa escalation che mette in ombra i fragili colloqui per il cessate il fuoco. Esprimono dubbi sul fatto che la visita di Trump a Pechino possa influenzare l'Iran, evidenziano i costi crescenti della guerra dovuti alla chiusura di Hormuz e riferiscono l'insistenza dei leader regionali affinché il cessate il fuoco venga prima, riflettendo una prospettiva cauta e orientata alla diplomazia.
Allarga lo sguardo
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