
Il (non) futuro dei taxi senza guidatore: tra il caos di Delhi e la prudenza di Waymo
Un video del CEO di Uber in metropolitana a Delhi fa il giro del web mentre Waymo richiama migliaia di robotaxi. Due facce della mobilità che verrà.
Mentre il fondatore di Uber, Dara Khosrowshahi, si faceva riprendere a bordo della metropolitana di Delhi, commentandone la rapidità e l’affidabilità, a migliaia di chilometri di distanza l’altra anima della mobilità del futuro, la robotaxi Waymo, annunciava il richiamo di 3.791 veicoli. Il contrasto non è solo geografico: racconta una tensione profonda tra due paradigmi che, sulla carta, dovrebbero convergere. La National Highway Traffic Safety Administration americana ha reso noto che il difetto software, emerso dopo che un’auto senza pilota era finita in un torrente a San Antonio, impedisce ai veicoli di riconoscere e arrestarsi davanti a strade allagate in contesti ad alta velocità. Una falla che, secondo gli osservatori di Washington, rischia di minare la fiducia del pubblico in un settore già sotto la lente dei regolatori.
A Delhi, l’ironia ha preso il sopravvento. Il video del CEO di Uber in metropolitana è diventato virale, e la rete ha scherzato sul fatto che persino il capo della più grande piattaforma di ride-hailing abbia preferito il trasporto pubblico al traffico caotico della capitale indiana. Un aneddoto che, al di là della leggerezza, evidenzia il paradosso di un’azienda che globalmente spinge per l’automazione ma il cui leader si affida a un sistema tradizionale, collettivo e umano. La lezione è chiara: nelle megalopoli ad alta densità, il trasporto pubblico resta insostituibile, anche per chi costruisce il futuro della mobilità privata.
Ma il gesto di Khosrowshahi ha anche un preciso contesto strategico. Nelle scorse settimane, i vertici di Uber hanno moltiplicato le critiche pubbliche al proprio partner Waymo, accusato di puntare su un modello esclusivamente autonomo che a loro avviso è poco scalabile e meno sicuro. Da Palo Alto, i dirigenti di Uber hanno definito l’approccio ibrido — in cui esseri umani e macchine si integrano — come l’unica strada praticabile. Il richiamo per le strade allagate sembra dare loro ragione, almeno nel breve termine: la tecnologia non è ancora pronta a gestire le imprevedibili vulnerabilità del mondo reale, come un nubifragio a San Antonio o un ingorgo a Delhi.
La sfida ora si sposta in Europa. Waymo ha annunciato l’intenzione di lanciare un servizio a Londra entro settembre, mentre i regolatori di Bruxelles e di Roma osservano con attenzione. In Italia, dove la discussione sulla mobilità urbana si intreccia con le cronache del traffico e dei cantieri, l’episodio di Delhi e il richiamo americano offrono spunti per una riflessione più ampia. Forse, come suggerisce l’ironia del video indiano, il futuro non sarà una flotta di robotaxi solitari, ma un ecosistema in cui i mezzi pubblici, i servizi a chiamata e l’intelligenza artificiale imparano a convivere. Per ora, a far notizia sono i passi falsi dell’automazione.
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
Il CEO di Uber viene avvistato mentre prende la metropolitana di Delhi, scatenando l'ironia dei social sul fatto che persino il numero uno dei taxi a pagamento preferisca evitare il traffico della capitale. L'aneddoto viene raccontato con leggerezza, quasi come una prova definitiva della cronica congestione stradale indiana, senza alcun giudizio sulla guida autonoma.
Il richiamo di migliaia di robotaxi Waymo per un difetto software che li spinge ad entrare in strade allagate solleva serie preoccupazioni sulla sicurezza, con critiche che accusano l'azienda di mettere a rischio vite umane. Gli articoli sottolineano anche le tensioni tra Uber e Waymo, con i dirigenti del primo che attaccano pubblicamente la strategia del partner. Il tono è allarmato e accusatorio, con un focus sui pericoli immediati e sulle implicazioni per il futuro della guida autonoma.
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