
Visti per i russi: l’Italia smentisce lo stop alle terze parti, ma la confusione resta
Il divieto di presentazione tramite intermediari, annunciato dai tour operator russi, viene negato dall’ambasciata. Intanto si profila l’impatto del nuovo sistema EES.
La vicenda dei visti italiani per i cittadini russi si tinge di ambiguità. Mentre l’Associazione dei tour operator russi (ATOR) annunciava con fermezza che dal 12 maggio i centri visti di Mosca non accettano più domande presentate da terzi – agenti, corrieri o legali – l’ambasciata italiana a Mosca ha prontamente smentito, dichiarando che «nessuna modifica è stata introdotta» e che le procedure restano consultabili sui siti dei consolati. A gettare ulteriore ombra sulla situazione ci ha pensato il centro visti VMS, che, interpellato, si è dichiarato all’oscuro di qualsivoglia nuovo regolamento, invitando a rivolgersi al consolato generale. Un quadro di dissonanze che lascia il viaggiatore russo e l’industria turistica in uno stato di incertezza.
Il nodo della questione, secondo gli analisti di Mosca, è lo scandalo che ha coinvolto l’ex ambasciatore italiano in Uzbekistan, accusato di aver agevolato il rilascio illecito di visti Schengen a cittadini russi. La reazione dei centri visti, se confermata, sarebbe una stretta cautelativa, ma la diplomazia italiana sembra voler mantenere un profilo di continuità. L’ottica di Bruxelles osserva con attenzione: ogni restrizione unilaterale può ripercuotersi sulla percezione di coesione dell’area Schengen. Intanto, per chi già si prepara a viaggiare, il quadro si fa più complesso. Il direttore di VCP Travel, intervistato dall’agenzia Interfax, segnala che gli slot nei centri visti di Mosca sono già slittati a fine giugno, nelle regioni a luglio, allungando i tempi di attesa fino a quattro mesi. Un colpo per il turismo italiano in Russia, che rischia di vedere ridimensionata la domanda estiva.
A questo scenario si aggiunge una novità strutturale di portata europea. Dal prossimo anno, il sistema EES (Entry Exit System) sostituirà i timbri cartacei con la raccolta di dati biometrici per ogni primo ingresso nell’area Schengen. Come segnalano gli esperti del settore, i viaggiatori russi dovranno conservare con cura ogni traccia del precedente soggiorno – carte d’imbarco, fatture alberghiere, estratti conto – per dimostrare, in sede di nuova richiesta, di aver effettivamente utilizzato i visti precedenti. Una burocrazia ulteriore che si innesta su una già fragile relazione tra Mosca e l’Europa dei visti. Il futuro della mobilità, per i russi, si delinea tra smentite diplomatiche, code crescenti e digitalizzazione forzata.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
I centri visti italiani hanno vietato la presentazione di domande tramite terzi per i russi dopo uno scandalo di corruzione che coinvolge l'ex ambasciatore italiano in Uzbekistan. La misura, in vigore dal 12 maggio, richiede la presenza personale ed è presentata come una risposta diretta a un presunto schema illecito di visti Schengen. La copertura europea tratta il cambiamento come una normale misura di sicurezza.
I media russi riportano confusione poiché il centro visti italiano a Mosca afferma di non avere informazioni sulle nuove regole che vietano le presentazioni tramite terzi. L'associazione dei tour operator avverte di tempi di attesa più lunghi, ma la smentita del centro visti getta dubbi sull'attuazione. La copertura sottolinea la mancanza di chiarezza e la potenziale interruzione per i viaggiatori russi.
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