
L'Iran minaccia Israele: "Pronti a colpi più devastanti". I Pasdaran in stato di allerta
Teheran rivendica il lancio di missili come "avvertimento" e avverte: se gli attacchi su Libano e Gaza non si fermeranno, la risposta sarà più dura. L'ombra di una guerra regionale scuote il Mediterraneo.
La tensione tra Iran e Israele ha raggiunto un nuovo picco dopo che, nella tarda serata di domenica, l'esercito israeliano ha intercettato un lancio di missili provenienti dalla Repubblica Islamica. Secondo quanto riportato da fonti militari, i sistemi di difesa israeliani si sono attivati per neutralizzare la minaccia, mentre testimonianze locali riferivano di razzi partiti dalla provincia di Kermanshah. Quasi simultaneamente, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) ha diffuso un comunicato in cui definisce l'attacco "soltanto un avvertimento", minacciando rappresaglie più ampie qualora Israele dovesse replicare o proseguire le operazioni nel sud del Libano e nella periferia di Beirut. Un messaggio ribadito dal consigliere militare della Guida Suprema, Mohsen Rezaei, che su X ha dichiarato: "Più volte avevamo detto che non avremmo tollerato attacchi al Libano".
Dietro le quinte, però, il processo decisionale iraniano appare tutt'altro che lineare. Fonti vicine alle forze armate rivelano che, nonostante le minacce pubbliche, i comandanti dei Pasdaran hanno inviato una richiesta formale all'ufficio di Mojtaba Khamenei – il nuovo leader succeduto al padre – per ottenere l'autorizzazione ad avviare attacchi missilistici su larga scala contro Israele. Al momento, però, non è arrivata alcuna risposta. Questa esitazione getta un'ombra sull'effettiva volontà di Teheran di innescare un conflitto aperto, suggerendo un delicato equilibrio tra il crescente potere dei militari e la cautela di una leadership ancora in fase di consolidamento. Le unità missilistiche dei Pasdaran, nel frattempo, rimangono in stato di massima allerta.
Oltre la cronaca bellica, emergono anche le manovre diplomatiche. Secondo indiscrezioni riportate da Reuters, gli Stati Uniti stanno consultando gli altri membri del Consiglio dei governatori dell'AIEA per sostenere una bozza di risoluzione che chieda a Teheran di chiarire lo stato dei propri impianti nucleari, colpiti di recente da bombardamenti. L'iniziativa si inserisce in un quadro di pressione crescente, mentre fonti del Pentagono confermano che le forze americane in Medio Oriente sono "pronte a difendersi" in caso di nuove aggressioni iraniane. Una postura che, secondo analisti di Bruxelles, rischia di trasformare il Mediterraneo orientale in un terreno di scontro per procura, con ripercussioni immediate sulla sicurezza energetica europea e, in particolare, sull'Italia, che dipende per oltre il 40% dal gas naturale liquefatto proveniente dal Qatar e da altre rotte a rischio.
L'intreccio tra minacce, esitazioni e pressioni internazionali delinea uno scenario in cui il più piccolo errore di calcolo potrebbe innescare una spirale incontrollabile. Mentre i pasdaran affilano le armi e la diplomazia lavora sottotraccia, il nuovo corso della Repubblica Islamica sotto la guida di Mojtaba Khamenei si trova a un bivio: mostrare muscoli per legittimarsi o evitare il baratro di una guerra che nessuno, forse, vuole davvero.
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Teheran avverte che qualsiasi risposta israeliana al lancio di missili iraniani scatenerà una nuova ondata ancora più devastante, con un vasto arsenale già pronto a colpire bersagli più estesi. L'Iran si dichiara in stato di piena prontezza per una guerra su larga scala e intima al regime sionista di fermare immediatamente gli attacchi sul Libano meridionale e su Dahieh.
L'esercito israeliano ha rilevato lanci di razzi dall'Iran verso il proprio territorio, attivando i sistemi di difesa per intercettare la minaccia. Funzionari statunitensi hanno dichiarato che le forze americane nella regione sono pronte a difendersi da eventuali nuovi attacchi da parte della Repubblica islamica.
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