
Modi annuncia tribunali speciali per le fughe di esami, il movimento Cjp rilancia: «Il ministro si dimetta»
Il premier indiano risponde per la prima volta alle proteste di piazza con un piano di fast-track court, ma i manifestanti e l’opposizione giudicano la mossa insufficiente e chiedono le dimissioni del ministro dell’Istruzione.
Con un messaggio pubblicato giovedì su X, il primo ministro indiano Narendra Modi ha annunciato l’istituzione di tribunali speciali per garantire «punizioni rapide e severe» ai responsabili delle fughe di documenti d’esame, rompendo il silenzio dopo giorni di proteste di massa che hanno scosso la capitale. «Niente è più importante del benessere e del futuro dei nostri giovani», ha scritto Modi, precisando di aver impartito direttive alle autorità competenti. L’annuncio arriva dopo che lunedì decine di migliaia di manifestanti avevano tentato di marciare sul Parlamento, venendo respinti con gas lacrimogeni e manganelli dalla polizia; secondo le forze dell’ordine, gli scontri hanno causato almeno 178 feriti tra i manifestanti e il personale di sicurezza.
La risposta del Cockroach Janta Party (Cjp), il movimento satirico nato online che guida la mobilitazione, è stata immediata e di netto rifiuto. «L’annuncio dei tribunali speciali non è una soluzione reale, è solo un diversivo», ha dichiarato il portavoce nazionale Ashutosh Ranka, aggiungendo che le fughe di esami non avvengono per mancanza di corti rapide ma per «l’incompetenza del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan». Il fondatore del Cjp, Abhijeet Dipke, ha ironizzato sulla promessa di Modi postando un meme e ribadendo che la protesta andrà avanti «anche per 25 mesi» finché Pradhan non si dimetterà. Sulla stessa linea il leader dell’opposizione Rahul Gandhi, che su X ha accusato il premier di aver «permesso e incoraggiato la distruzione del sistema educativo», rilanciando le richieste di dimissioni del ministro, di scuse agli studenti e di azioni contro gli eccessi della polizia.
La mobilitazione, che ha visto nella sola giornata di mercoledì oltre diecimila persone radunate al sito di protesta di Jantar Mantar e scontri notturni con la polizia, si è allargata ad altre città come Mumbai, Bengaluru e Patna, mentre a Dacca è stata indetta una fiaccolata di solidarietà. La metropolitana di Delhi ha chiuso per precauzione sedici stazioni del centro. Il movimento, nato a maggio come risposta ironica a un giudice della Corte suprema che aveva paragonato i giovani a «scarafaggi», ha progressivamente allargato la propria agenda alla disoccupazione giovanile e a quello che definisce uno stile di governo autoritario, intercettando un malessere diffuso in un paese dove una serie di irregolarità negli esami – tra cui la fuga di un test di ammissione a medicina che ha costretto due milioni di candidati a ripetere la prova – ha minato la fiducia nel sistema.
Il governo aveva già avviato un primo round di colloqui con i leader del Cjp e si era detto disponibile a discutere le riforme in Parlamento, ma la richiesta di dimissioni di Pradhan resta il nodo irrisolto. L’opposizione, che sta boicottando i lavori della sessione monsonica delle Camere, considera la testa del ministro non negoziabile. Al momento, mentre i manifestanti mantengono i presidi e il piano dei fast-track court non ha ancora trovato attuazione concreta, il dossier resta aperto e la tensione politica elevata, in quella che viene descritta come la più seria sfida giovanile a Modi dal suo primo mandato.
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