
Sonno, alimentazione e movimento: tre chiavi semplici per una longevità di qualità
Mentre negli Stati Uniti un terzo degli adulti dorme meno delle sette ore raccomandate, con tutto ciò che questo comporta in termini di rischio cardiometabolico, una serie di studi e riflessioni provenienti da diverse latitudini convergono su un punto rassicurante: per vivere meglio e più a lungo non servono rivoluzioni, ma piccole, quotidiane attenzioni. I dati diffusi dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie americani parlano chiaro: il 30,5 per cento degli intervistati nel 2024 è cronicamente in debito di sonno, una condizione che, come spiega James Rowley, pneumologo e past president dell’American Academy of Sleep Medicine, si traduce in letargia diurna e in un’incidenza maggiore di diabete, obesità e problemi cardiovascolari. Il dato, pur riferito agli Stati Uniti, interroga anche l’Europa, dove le abitudini notturne degli italiani, complice anche l’invecchiamento della popolazione, meriterebbero maggiori politiche di prevenzione.
Ma cos’è il sonno, se non una complessa orchestra biologica? Secondo la dottoressa Jocelyne Sassin Fakhoury, specialista libanese in malattie del sonno, durante le ore notturne il cervello riordina i ricordi, regola le emozioni e il sistema immunitario si ricarica: un processo attivo, non una semplice pausa. La carenza di sonno, avverte, è una minaccia vitale come la malnutrizione. Se l’ottica mediorientale insiste sulla qualità del riposo, dalla ricerca giapponese arriva un’ulteriore conferma della potenza dei gesti minimi: uno studio dell’Università di Agricoltura e Tecnologia di Tokyo, pubblicato su PLOS One, dimostra che dieci minuti al giorno di esercizi a terra, sdraiati sulla schiena per due settimane, migliorano equilibrio laterale, flessibilità e coordinazione. Un programma di carico bassissimo, quasi una ginnastica dolce, che potrebbe rivelarsi prezioso per anziani e sedentari, target centrale anche in Italia.
A completare il trittico della longevità pragmatica ci pensa Silvio Garattini, farmacologo italiano di 97 anni ancora attivo, che ha trasformato la sua esperienza in un manifesto di buon senso alimentare. Per Garattini, più che il numero dei pasti, conta la quantità: porzioni piccole e variate permettono di coprire i fabbisogni nutrizionali senza sovraccaricare l’organismo. Una lezione che si allinea con gli studi sul digiuno intermittente e sulla restrizione calorica, ma che qui viene proposta senza dogmi, come habitus quotidiano. La sfida, per l’Italia e l’Europa alle prese con un invecchiamento demografico senza precedenti, è trasformare queste evidenze in pratiche accessibili: campagne sul sonno, piazze attrezzate per il movimento dolce, educazione alimentare nelle scuole. La longevità, in fondo, si costruisce un passo, un boccone e un respiro alla volta.
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