
Tensioni geopolitiche e caro-petrolio: le borse emergenti chiudono in rosso
L’acuirsi degli scontri nel Golfo e la minaccia di un rialzo dei tassi USA hanno innescato vendite al Cairo, a Mosca e a Mumbai, in una giornata di avversione al rischio.
La giornata di contrattazioni di giovedì ha visto un’ondata di vendite attraversare i mercati finanziari di diversi Paesi emergenti, accomunati dalla crescente avversione al rischio innescata dall’escalation delle tensioni nel Golfo Persico. I nuovi attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, hanno spinto al rialzo il prezzo del petrolio, mentre il timore di un imminente rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve ha ulteriormente appesantito il sentiment. Dal Cairo a Mosca, passando per Mumbai, i listini hanno chiuso in territorio negativo, in un contesto che, secondo gli analisti di Bruxelles, prefigura una fase di volatilità anche per i mercati europei, e in particolare per un’Italia fortemente dipendente dalle importazioni energetiche.
La borsa egiziana ha registrato le perdite più consistenti: l’indice EGX30 ha ceduto lo 0,85% a 50.818 punti, ma la flessione segue il tonfo del 2,13% di mercoledì, il peggiore da marzo 2026. Gli indici EGX70 ed EGX100 sono arretrati rispettivamente dell’1,44% e dell’1,41%. Secondo gli operatori del Cairo, le pressioni ribassiste si sono intensificate per il combinato disposto dell’incertezza geopolitica e delle attese di una politica monetaria più restrittiva negli Stati Uniti.
A Mosca, l’indice Moex ha chiuso in calo dello 0,2% a 2.515 punti, dopo un avvio positivo vanificato dalla debolezza del greggio. Il Brent, che in mattinata era salito oltre i 93 dollari al barile proprio a causa della crisi nello Stretto di Hormuz, ha poi ridimensionato i guadagni, frenando l’entusiasmo degli acquirenti. I dati contrastanti sull’inflazione diffusi da Rosstat hanno aggiunto incertezza. Tra i titoli peggiori, Rusal (-3,3%) ed En+ (-2,2%), mentre il mercato russo resta penalizzato dalla combinazione di rischi geopolitici e sanzioni, che limitano il flusso di capitali esteri.
In India, il Sensex ha perso lo 0,2% a 73.832 punti, con il Nifty in flessione dello 0,23% a 23.161 punti. A pesare sono state le vendite sui titoli tecnologici, come Infosys e HCL Technologies, ma anche la debolezza dei portuali Adani. Al contrario, alcuni bancari come ICICI Bank e Kotak Mahindra, oltre al colosso automobilistico Mahindra & Mahindra, hanno contenuto le perdite. Gli osservatori di Mumbai sottolineano come la dinamica rifletta un riposizionamento settoriale in attesa degli sviluppi sul fronte del costo del denaro.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, questa fase di turbolenza rappresenta un campanello d’allarme. L’impennata del petrolio rischia di riaccendere le pressioni inflazionistiche e complicare il percorso di allentamento monetario appena avviato dalla BCE. Secondo gli analisti di Francoforte, la volatilità sui mercati emergenti potrebbe estendersi a Piazza Affari, dove i titoli energetici beneficerebbero del caro-greggio, ma i settori industriali e bancari subirebbero il rialzo dei tassi. In attesa dei dati macroeconomici della prossima settimana, il sentiment resta fragile, con gli investitori che monitorano ogni segnale dal Medio Oriente.
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
La chiusura di Ormuz colpisce duramente i mercati emergenti, con recupero atteso oltre un anno e gravi conseguenze per le economie dipendenti dal petrolio.
La Russia analizza l'impatto della chiusura di Ormuz in termini di rischi inflazionistici interni, concludendo che gli effetti disinflazionistici sono esauriti e che i rischi pro-inflazionistici aumentano.
Allarga lo sguardo
Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua
2 lingue · 74 testate
Da Economy & MarketsIndonesia, stime di crescita del secondo trimestre divise: il governo punta sopra il 5%, gli analisti privati frenano
2 lingue · 11 testate
Da TechnologyGli Emirati Arabi Uniti adottano Aani e Jaywan per i pagamenti federali
1 lingua · 8 testate