
Trump contro la Corte Suprema: l'attacco personale che mina le istituzioni americane
L’ultima esplosione di Donald Trump contro la Corte Suprema degli Stati Uniti segna un momento di tensione istituzionale senza precedenti, con il presidente che ha definito la giudice Ketanji Brown Jackson una persona "a basso QI" e ha accusato i magistrati repubblicani di tradire il paese. In un lungo post su Truth Social, Trump ha riversato la sua frustrazione per le recenti sconfitte giudiziarie, dalla bocciatura del suo piano tariffario alla probabile caduta del decreto sulla cittadinanza ius soli, dipingendo un quadro di collusione tra i giudici liberal e di incapacità dei conservatori di fare blocco. Questo attacco diretto, che oltrepassa il confine tra esecutivo e giudiziario, rivela una strategia volta a delegittimare ogni contrappeso al suo potere, anche in un organismo a maggioranza conservatrice come l’attuale Corte.
Il contesto immediato è fornito da due sentenze cruciali. A febbraio, la Corte ha respinto la politica tariffaria di Trump, costando – secondo le sue stime – 159 miliardi di dollari in rimborsi, da lui definiti "uno schiaffo inutile e costoso agli USA". Ma è la questione della cittadinanza per ius soli a ossessionare il presidente, che per la prima volta ha assistito di persona a un’udienza della Corte, cogliendo, come molti osservatori, l’inclinazione dei giudici verso un rigetto del suo ordine esecutivo. La sua presenza fisica in aula sottolinea il peso simbolico che attribuisce a questa battaglia, centrale per la sua retorica nazionalista.
Le affermazioni di Trump sulla coesione dei giudici liberal, che "votano sempre come un blocco", vengono però smontate dalle analisi fattuali. Secondo gli esperti di Washington, i tre giudici progressisti mostrano effettivamente un’alta concordanza, ma non l’unanimità assoluta evocata dal presidente; d’altronde, anche i conservatori hanno espresso divisioni, come nel caso delle tariffe. La narrativa di Trump, quindi, distorce la realtà per alimentare la percezione di un sistema giudiziario politicizzato, erodendo la fiducia pubblica nell’indipendenza della Corte.
Da un’ottica europea, e in particolare da Bruxelles, questa instabilità istituzionale americana suscita allarme. Le politiche tariffari di Trump hanno diretto impatto sul commercio transatlantico, mentre il dibattito sulla cittadinanza riecheggia le tensioni migratorie nel Vecchio Continente. Per l’Italia, un eventuale riallineamento protezionistico USA potrebbe minacciare settori export-driven, dall’agroalimentare alla meccanica, in un momento di fragilità economica. Gli analisti sottolineano come la deriva polemica del presidente rischi di paralizzare la capacità decisionale di Washington, complicando negoziati cruciali per la sicurezza e l’economia globale.
In prospettiva, lo scontro aperto con la Corte Suprema potrebbe avere ripercussioni durature. Oltre a influenzare il clima delle prossime elezioni, dove Trump punta a mobilitare la base, questa crisi accelera l’erosione delle norme democratiche negli USA. La Corte, già sotto pressione per le sue sentenze divisive, potrebbe vedere ulteriormente compromessa la sua legittimità, con effetti a catena sulla stabilità politica interna e sulla leadership americana nel mondo. Per l’Europa, il monito è chiaro: prepararsi a un partner sempre più imprevedibile, dove gli interessi nazionali rischiano di essere sacrificati alla logica della polemica permanente.
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