
Trump e i dubbi su Vance: l’indecisione del tycoon sul suo delfino
Donald Trump esprime in privato perplessità sulla capacità di JD Vance di raccogliere l’eredità politica, mentre continua a coinvolgerlo nelle battaglie di partito. Incertezze anche sull’Iran.
Nel cuore della Casa Bianca, tra le riunioni che contano, Donald Trump sta coltivando un rovello che potrebbe ridefinire il futuro del movimento Maga. Secondo un’inchiesta del New York Times, il presidente confida ai suoi più stretti collaboratori dubbi profondi sulla statura politica del vice JD Vance: «Riuscirà ad andare fino in fondo? Non ne sono sicuro», sarebbe la risposta che lo stesso tycoon offre alle domande che pone. La rivelazione giunge mentre un’altra incertezza attanaglia l’Amministrazione: il vertice nella Situation Room di venerdì scorso, riferito dal quotidiano italiano Il Giornale, si è chiuso senza una decisione definitiva sui negoziati con i Pasdaran iraniani, lasciando trasparire un’indecisione che non è soltanto tattica.
L’ambiguità di Trump, tuttavia, non si traduce in una rottura con Vance. Al contrario: il vicepresidente viene ancora messo alla prova su dossier cruciali e gli si offrono occasioni per costruire un profilo nazionale, dalla lotta alle presunte frodi elettorali negli Stati democratici fino agli scontri di partito. Durante l’ultimo Consiglio dei ministri, Trump lo ha paragonato a Eliot Ness, l’integerrimo agente federale che sfidò Al Capone, quasi a marcare la fiducia nel suo zelo investigativo. Ma la domanda sulla successione resta aperta, e il presidente non perde occasione per saggiare l’umore dei suoi ospiti: a maggio, in un evento privato, ha chiesto ai presenti chi tra Vance e il Segretario di Stato Marco Rubio sarebbe il candidato più forte per il 2028.
Questo balletto politico viene osservato con apprensione dall’Europa. Dagli ambienti diplomatici di Bruxelles si legge nella competizione in atto tra Vance, portatore di un istinto isolazionista che metterebbe a rischio la coesione atlantica, e Rubio, considerato più vicino alla tradizione internazionalista repubblicana. Per l’Italia, che fa affidamento sulla protezione americana nel quadro Nato, l’incertezza sul profilo del prossimo leader della destra americana getta un’ombra su una relazione già messa alla prova da anni di imprevedibilità. Se a prevalere sarà la linea Vance, gli impegni di sicurezza collettiva potrebbero essere ridiscussi; se emergerà un repubblicano più ortodosso, la tensione si sposterebbe sul piano commerciale.
Guardando al 2028, la strategia di Trump appare insieme astuta e rischiosa. Non sostenere apertamente alcun delfino gli consente di restare l’unico baricentro del movimento, ma rischia di frammentare il campo proprio quando il Partito Democratico, nonostante le divisioni, potrebbe presentarsi con un candidato forte. E sullo sfondo, il dossier iraniano mostra quanto l’indecisione possa logorare la credibilità globale di Washington. L’America osservata nelle cancellerie è quella di un impero che indugia sui propri eredi, mentre i nodi del mondo restano in attesa.
| Stampa iraniana e affini | −0.35 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
La Casa Bianca è attraversata da profonde divisioni mentre Trump mette in dubbio pubblicamente le capacità del suo vice Vance e il negoziato con l'Iran resta in stallo. L'élite repubblicana è già in guerra per la successione del 2028, con Rubio e Vance che competono nel caos interno. L'incertezza su chi guidi davvero la strategia americana rafforza la lettura di un impero in declino.
Trump appare insolitamente esitante: in privato chiede se Vance sia in grado di portare avanti la rivoluzione MAGA, mentre sulla trattativa con i pasdaran non riesce a decidere. Il tycoon non ha mai avuto così tanti dubbi, e questo frena la macchina del partito in vista del 2028. La scena è quella di una leadership incerta, più preoccupata del futuro politico che del presente.
Fonti vicine alla Casa Bianca riportano che Trump chiede regolarmente pareri su Vance e Rubio come possibili successori, senza esprimere un chiaro favore per nessuno dei due. Il New York Times cita testimonianze secondo cui Trump avrebbe dubbi sulla capacità di Vance di sostenere la corsa presidenziale. La vicenda è presentata come un retroscena di Palazzo, senza commenti diretti.
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