
Brasiliani divisi sulla classificazione di PCC e CV come terroristi: 60% favorevoli, ma pesa l'ombra di Flávio
La maggioranza dei brasiliani, secondo l'ultimo sondaggio Genial/Quaest, ritiene che il governo di Brasilia dovrebbe classificare il Primo Comando della Capitale (PCC) e il Comando Vermelho (CV) come organizzazioni terroristiche: il 60% degli intervistati si è espresso a favore, contro un 29% contrario. Il dato, emerso da un campione di duemila e quattro persone intervistate tra il 5 e l'8 giugno, conferma la tendenza già rilevata da altri istituti demoscopici, come il PoderData, che a fine maggio aveva registrato un 53% di consensi. Tuttavia, quando la domanda si sposta sulla legittimità della decisione presa dagli Stati Uniti a inizio giugno – che ha inserito le due fazioni nella lista nera del terrorismo internazionale – il fronte si spacca: il 45% approva, altrettanti disapprovano, mentre un 10% non si esprime.
La ricerca, commissionata da Genial Investimentos, ha acceso i riflettori anche sul ruolo del senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente e oggi candidato del Partito Liberale alla successione di Lula. Per il 47% degli intervistati, la sua recente visita a Donald Trump avrebbe influenzato la mossa di Washington, un'ombra che getta sospetti sulla tempistica della decisione americana, arrivata pochi giorni dopo l'incontro. In un Paese dove la memoria delle interferenze politiche è ancora viva, questa percezione alimenta il dibattito: da un lato, il riconoscimento internazionale delle due organizzazioni come minaccia globale; dall'altro, il timore che la scelta serva a scopi elettorali interni.
Dal punto di vista economico, l'opinione pubblica mostra preoccupazione: il 53% degli intervistati ritiene che le sanzioni statunitensi contro persone e imprese legate a PCC e CV possano danneggiare banche e aziende brasiliane. Un allarme che riecheggia nelle cancellerie europee, dove si osserva con cautela l'evolversi della partita: Bruxelles, pur condividendo la necessità di contrastare il crimine organizzato, teme che un inasprimento unilaterale possa complicare i rapporti commerciali con il Brasile, già segnati dalle tensioni sul protezionismo agricolo. Pechino, dal canto suo, segue con attenzione la vicenda, consapevole che un'eventuale estensione della definizione di terrorismo potrebbe coinvolgere anche reti asiatiche legate al traffico di droga.
In prospettiva, la sfida per il governo brasiliano è duplice: da una parte, rispondere alla pressione popolare per un inasprimento delle misure contro le fazioni criminali; dall'altra, evitare che la classificazione come terroristi – che comporta poteri speciali di indagine e intercettazione – venga strumentalizzata in chiave politica. Gli analisti di Brasilia sottolineano che, mentre la maggioranza dei cittadini chiede azioni più dure, il Paese resta diviso sull'opportunità di delegare a Washington la definizione delle proprie priorità di sicurezza. Il dibattito, destinato a infiammarsi in vista delle elezioni del 2026, si intreccia con la geopolitica globale, in un equilibrio delicato tra sovranità nazionale e cooperazione internazionale.
Allarga lo sguardo
Il Messico rimbalza dell’1,5% nel secondo trimestre, il miglior dato in oltre cinque anni
1 lingua · 18 testate
Da TechnologyGIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane
1 lingua · 15 testate
Da Science & HealthOltre il ronroneo: cosa rivela la scienza sul benessere e l'affetto dei gatti domestici
2 lingue · 23 testate