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giovedì 7 maggio 2026

Germania spinge per una riforma dell’UE: addio all’unanimità, avanti a più velocità

Il ministro degli Esteri tedesco propone di abolire il voto all’unanimità in politica estera. Merz parla di «cambiamento epocale» per il Paese e l’Europa.

La Germania ha messo sul tavolo una proposta destinata a ridefinire l’architettura decisionale dell’Unione europea. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha presentato un piano in sei punti che punta a superare il principio di unanimità, ritenuto ormai un ostacolo insostenibile per la politica estera e di sicurezza comune. Il meccanismo del consenso tra tutti i Ventisette, ha spiegato il capo della diplomazia di Berlino, rischia di paralizzare l’Unione di fronte a crisi che richiedono risposte rapide, come dimostra il caso del prestito da novanta miliardi di dollari all’Ucraina, bloccato a lungo dal veto ungherese. Al posto dell’unanimità, Wadephul propone il voto a maggioranza qualificata e un ricorso più frequente alla cooperazione rafforzata, per consentire a un gruppo di Stati volenterosi di andare avanti senza essere frenati dai riluttanti.

Questa spinta riformista arriva mentre la Germania affronta quella che il cancelliere Friedrich Merz ha definito una «trasformazione epocale». Intervenendo a una conferenza nel Nord Reno-Westfalia, Merz ha ammonito i cittadini tedeschi: le settimane che verranno porteranno un susseguirsi di crisi interne ed esterne, e il governo ha bisogno di pazienza per attuare le riforme necessarie. I sondaggi, intanto, raccontano un Paese sfiduciato: i partiti di coalizione registrano consimi ai minimi storici, e la popolarità personale di Merz è inferiore a quella del suo predecessore. Nel dibattito televisivo di ‘Maischberger’, i rappresentanti della maggioranza e dell’opposizione si sono confrontati in un clima teso, con la giornalista che ha chiesto un bilancio del primo anno di governo; la risposta, secondo i commentatori, è stata una fotografia impietosa.

Dal punto di vista di Bruxelles, l’iniziativa tedesca si inserisce in un dibattito già aperto. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen si era espressa a favore dell’abolizione dell’unanimità proprio nell’ambito dell’allargamento, mentre i Paesi dell’Europa orientale, pur favorevoli in linea di principio, temono di perdere peso decisionale. Per Roma, la riforma è ambivalente: da un lato, l’Italia potrebbe beneficiare di un’Europa più agile e capace di agire nelle crisi del vicinato meridionale; dall’altro, la prospettiva di un’integrazione differenziata rischia di emarginare i Paesi che non riescono a tenere il passo. L’ottica di Pechino osserva con attenzione: un’UE più coesa in politica estera potrebbe tradursi in una linea più dura verso le sfide commerciali e geopolitiche provenienti dall’Asia.

La direzione è chiara, ma il cammino resta incerto. Il piano Wadephul dovrà misurarsi con la resistenza di governi come quello ungherese, che considera il diritto di veto una garanzia sovrana. E la stessa Germania, alle prese con una crisi di fiducia interna e un dibattito acceso sull’identità nazionale – come mostra l’intervista di Merz, in cui ha parlato di «patriottismo funzionale» – potrebbe faticare a esercitare la consueta leadership. Il futuro dell’Unione si gioca anche su questo: sulla capacità di trasformare l’epocale frattura contemporanea in un’occasione per ripensare le proprie istituzioni, senza spezzare il fragile equilibrio tra efficienza e solidarietà.

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giovedì 7 maggio 2026

Germania spinge per una riforma dell’UE: addio all’unanimità, avanti a più velocità

Il ministro degli Esteri tedesco propone di abolire il voto all’unanimità in politica estera. Merz parla di «cambiamento epocale» per il Paese e l’Europa.

La Germania ha messo sul tavolo una proposta destinata a ridefinire l’architettura decisionale dell’Unione europea. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha presentato un piano in sei punti che punta a superare il principio di unanimità, ritenuto ormai un ostacolo insostenibile per la politica estera e di sicurezza comune. Il meccanismo del consenso tra tutti i Ventisette, ha spiegato il capo della diplomazia di Berlino, rischia di paralizzare l’Unione di fronte a crisi che richiedono risposte rapide, come dimostra il caso del prestito da novanta miliardi di dollari all’Ucraina, bloccato a lungo dal veto ungherese. Al posto dell’unanimità, Wadephul propone il voto a maggioranza qualificata e un ricorso più frequente alla cooperazione rafforzata, per consentire a un gruppo di Stati volenterosi di andare avanti senza essere frenati dai riluttanti.

Questa spinta riformista arriva mentre la Germania affronta quella che il cancelliere Friedrich Merz ha definito una «trasformazione epocale». Intervenendo a una conferenza nel Nord Reno-Westfalia, Merz ha ammonito i cittadini tedeschi: le settimane che verranno porteranno un susseguirsi di crisi interne ed esterne, e il governo ha bisogno di pazienza per attuare le riforme necessarie. I sondaggi, intanto, raccontano un Paese sfiduciato: i partiti di coalizione registrano consimi ai minimi storici, e la popolarità personale di Merz è inferiore a quella del suo predecessore. Nel dibattito televisivo di ‘Maischberger’, i rappresentanti della maggioranza e dell’opposizione si sono confrontati in un clima teso, con la giornalista che ha chiesto un bilancio del primo anno di governo; la risposta, secondo i commentatori, è stata una fotografia impietosa.

Dal punto di vista di Bruxelles, l’iniziativa tedesca si inserisce in un dibattito già aperto. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen si era espressa a favore dell’abolizione dell’unanimità proprio nell’ambito dell’allargamento, mentre i Paesi dell’Europa orientale, pur favorevoli in linea di principio, temono di perdere peso decisionale. Per Roma, la riforma è ambivalente: da un lato, l’Italia potrebbe beneficiare di un’Europa più agile e capace di agire nelle crisi del vicinato meridionale; dall’altro, la prospettiva di un’integrazione differenziata rischia di emarginare i Paesi che non riescono a tenere il passo. L’ottica di Pechino osserva con attenzione: un’UE più coesa in politica estera potrebbe tradursi in una linea più dura verso le sfide commerciali e geopolitiche provenienti dall’Asia.

La direzione è chiara, ma il cammino resta incerto. Il piano Wadephul dovrà misurarsi con la resistenza di governi come quello ungherese, che considera il diritto di veto una garanzia sovrana. E la stessa Germania, alle prese con una crisi di fiducia interna e un dibattito acceso sull’identità nazionale – come mostra l’intervista di Merz, in cui ha parlato di «patriottismo funzionale» – potrebbe faticare a esercitare la consueta leadership. Il futuro dell’Unione si gioca anche su questo: sulla capacità di trasformare l’epocale frattura contemporanea in un’occasione per ripensare le proprie istituzioni, senza spezzare il fragile equilibrio tra efficienza e solidarietà.

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