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Giustizia e Dirittogiovedì 7 maggio 2026

Trump chiede alla Corte Suprema di fermare il risarcimento a E. Jean Carroll: in gioco l’immunità presidenziale

Il presidente tenta di bloccare un risarcimento da 83 milioni di dollari. Il dipartimento di Giustizia chiede di sostituirlo come imputato per fermare il procedimento.

L’amministrazione Trump ha aperto un nuovo fronte nella battaglia legale con la scrittrice E. Jean Carroll, chiedendo alla Corte Suprema di sospendere l’esecuzione della sentenza che la condanna a pagare 83 milioni di dollari per diffamazione. La mossa, che segue il rifiuto della Corte d’Appello del Secondo Circuito di New York di riesaminare le eccezioni di immunità, segna un tentativo di portare la questione dinanzi ai massimi giudici federali, dove la maggioranza conservatrice potrebbe ridefinire i confini della responsabilità penale e civile di un presidente in carica. La strategia della difesa si fonda su due pilastri: da un lato, l’argomento che Trump godesse di immunità assoluta per dichiarazioni rilasciate mentre era alla Casa Bianca; dall’altro, la richiesta, avanzata in via del tutto eccezionale dal dipartimento di Giustizia, di sostituire lo Stato federale come parte convenuta, il che porterebbe automaticamente all’archiviazione del procedimento. Secondo gli osservatori di Washington, si tratta di una manovra senza precedenti, che solleva interrogativi sull’autonomia della magistratura e sulla separazione dei poteri.

I fatti risalgono a due distinti processi. Nel 2023 una giuria popolare aveva già riconosciuto la responsabilità di Trump per abuso sessuale nei confronti di Carroll, avvenuto nei primi anni Novanta in un grande magazzino di Manhattan, condannandolo a risarcire 5 milioni di dollari. L’anno successivo un’altra giuria aveva aggiunto l’ingente somma per la diffamazione — dichiarazioni con cui l’allora presidente aveva definito la denuncia della scrittrice una «bugia» e una «truffa». L’importo totale si avvicina così ai 90 milioni di dollari, una cifra che Carroll ha più volte annunciato di voler devolvere in beneficenza, creando ulteriore pressione politica sulla Corte Suprema.

La prospettiva di Bruxelles segue con allarme questa vicenda. Per molti analisti europei, il caso Carroll rappresenta un banco di prova per lo stato di diritto negli Stati Uniti, in un momento in cui la Casa Bianca cerca di estendere le prerogative presidenziali al di là di quanto stabilito dalla giurisprudenza tradizionale. In Italia, dove il dibattito sull’immunità dei pubblici ufficiali è stato acceso dopo casi analoghi, la vicenda rafforza la percezione che il sistema giudiziario americano stia vivendo una tensione crescente tra potere esecutivo e indipendenza della magistratura. L’eventuale intervento della Corte Suprema potrebbe definire un precedente destinato a influenzare le democrazie occidentali, specie per quanto riguarda la responsabilità dei leader politici.

La Corte Suprema non è tenuta a decidere entro tempi certi, ma bastano quattro giudici su nove per accettare il ricorso. Nel frattempo Carroll non potrà incassare il risarcimento. La dilazione diventa così un’arma processuale: più si allunga l’attesa, più il caso si intreccia con i tempi del calendario giudiziario e politico. Se i giudici dovessero accogliere la richiesta di immunità, si aprirebbe uno scenario in cui le dichiarazioni del presidente diventerebbero di fatto insindacabili, minando il principio che nessuno è al di sopra della legge. Una prospettiva che, secondo gli esperti di diritto costituzionale consultati, avrebbe conseguenze ben oltre il caso di E. Jean Carroll.

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giovedì 7 maggio 2026

Trump chiede alla Corte Suprema di fermare il risarcimento a E. Jean Carroll: in gioco l’immunità presidenziale

Il presidente tenta di bloccare un risarcimento da 83 milioni di dollari. Il dipartimento di Giustizia chiede di sostituirlo come imputato per fermare il procedimento.

L’amministrazione Trump ha aperto un nuovo fronte nella battaglia legale con la scrittrice E. Jean Carroll, chiedendo alla Corte Suprema di sospendere l’esecuzione della sentenza che la condanna a pagare 83 milioni di dollari per diffamazione. La mossa, che segue il rifiuto della Corte d’Appello del Secondo Circuito di New York di riesaminare le eccezioni di immunità, segna un tentativo di portare la questione dinanzi ai massimi giudici federali, dove la maggioranza conservatrice potrebbe ridefinire i confini della responsabilità penale e civile di un presidente in carica. La strategia della difesa si fonda su due pilastri: da un lato, l’argomento che Trump godesse di immunità assoluta per dichiarazioni rilasciate mentre era alla Casa Bianca; dall’altro, la richiesta, avanzata in via del tutto eccezionale dal dipartimento di Giustizia, di sostituire lo Stato federale come parte convenuta, il che porterebbe automaticamente all’archiviazione del procedimento. Secondo gli osservatori di Washington, si tratta di una manovra senza precedenti, che solleva interrogativi sull’autonomia della magistratura e sulla separazione dei poteri.

I fatti risalgono a due distinti processi. Nel 2023 una giuria popolare aveva già riconosciuto la responsabilità di Trump per abuso sessuale nei confronti di Carroll, avvenuto nei primi anni Novanta in un grande magazzino di Manhattan, condannandolo a risarcire 5 milioni di dollari. L’anno successivo un’altra giuria aveva aggiunto l’ingente somma per la diffamazione — dichiarazioni con cui l’allora presidente aveva definito la denuncia della scrittrice una «bugia» e una «truffa». L’importo totale si avvicina così ai 90 milioni di dollari, una cifra che Carroll ha più volte annunciato di voler devolvere in beneficenza, creando ulteriore pressione politica sulla Corte Suprema.

La prospettiva di Bruxelles segue con allarme questa vicenda. Per molti analisti europei, il caso Carroll rappresenta un banco di prova per lo stato di diritto negli Stati Uniti, in un momento in cui la Casa Bianca cerca di estendere le prerogative presidenziali al di là di quanto stabilito dalla giurisprudenza tradizionale. In Italia, dove il dibattito sull’immunità dei pubblici ufficiali è stato acceso dopo casi analoghi, la vicenda rafforza la percezione che il sistema giudiziario americano stia vivendo una tensione crescente tra potere esecutivo e indipendenza della magistratura. L’eventuale intervento della Corte Suprema potrebbe definire un precedente destinato a influenzare le democrazie occidentali, specie per quanto riguarda la responsabilità dei leader politici.

La Corte Suprema non è tenuta a decidere entro tempi certi, ma bastano quattro giudici su nove per accettare il ricorso. Nel frattempo Carroll non potrà incassare il risarcimento. La dilazione diventa così un’arma processuale: più si allunga l’attesa, più il caso si intreccia con i tempi del calendario giudiziario e politico. Se i giudici dovessero accogliere la richiesta di immunità, si aprirebbe uno scenario in cui le dichiarazioni del presidente diventerebbero di fatto insindacabili, minando il principio che nessuno è al di sopra della legge. Una prospettiva che, secondo gli esperti di diritto costituzionale consultati, avrebbe conseguenze ben oltre il caso di E. Jean Carroll.

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