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giovedì 23 aprile 2026

La Crociata dei Dieci Comandamenti: un tribunale americano sfida la laicità

Un tribunale federale d’appello ha dato via libera al Texas per imporre l’esposizione dei Dieci Comandamenti in ogni aula pubblica, segnando la vittoria più netta, finora, della crociata ultraconservatrice per riportare la religione nelle scuole. La legge texana, firmata dal governatore Greg Abbott nel giugno del 2025, obbliga a collocare il testo biblico in un punto «ben visibile» dell’ambiente scolastico, una misura che era stata parzialmente bloccata da un tribunale distrettuale. Ora la corte d’appello, a maggioranza conservatrice, ha ribaltato quella decisione, ignorando di fatto decenni di giurisprudenza che richiedono una netta separazione tra Stato e Chiesa.

Per gli analisti di Bruxelles, il caso rappresenta un ulteriore sintomo della polarizzazione culturale americana, ma anche un campanello d’allarme per l’Europa: il modello di laicità europeo, pur diverso da quello statunitense, si trova sotto pressione in paesi dove movimenti nazionalisti e religiosi chiedono maggiore visibilità per il cristianesimo nello spazio pubblico. La decisione texana arriva dopo una serie di battaglie legali perse dai repubblicani in Louisiana e Arkansas, dove leggi analoghe erano state bocciate dai giudici federali. Tuttavia, l’orientamento della corte d’appello del Quinto Circuito, tra le più ideologizzate degli Stati Uniti, potrebbe incoraggiare altri stati a tentare la stessa strada, in attesa che la questione arrivi alla Corte Suprema.

Nell’ottica di Pechino, la vicenda è letta come una prova dell’incapacità americana di gestire il pluralismo religioso, un argomento che il Partito Comunista utilizza per giustificare il proprio controllo sulle fedi in Cina. Per l’Italia, il caso solleva interrogativi sul delicato equilibrio tra simboli religiosi e laicità dello Stato: se da un lato la Costituzione italiana e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo tutelano la libertà di coscienza, dall’altro il crocifisso nelle aule è ancora oggetto di dibattito, come dimostrano le sentenze contrastanti di Strasburgo e dei tribunali nazionali. La sentenza texana, pur lontana geograficamente, potrebbe rafforzare le posizioni di chi in Europa chiede un maggiore riconoscimento pubblico delle radici cristiane, alimentando un confronto che non accenna a spegnersi.

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La Crociata dei Dieci Comandamenti: un tribunale americano sfida la laicità

Un tribunale federale d’appello ha dato via libera al Texas per imporre l’esposizione dei Dieci Comandamenti in ogni aula pubblica, segnando la vittoria più netta, finora, della crociata ultraconservatrice per riportare la religione nelle scuole. La legge texana, firmata dal governatore Greg Abbott nel giugno del 2025, obbliga a collocare il testo biblico in un punto «ben visibile» dell’ambiente scolastico, una misura che era stata parzialmente bloccata da un tribunale distrettuale. Ora la corte d’appello, a maggioranza conservatrice, ha ribaltato quella decisione, ignorando di fatto decenni di giurisprudenza che richiedono una netta separazione tra Stato e Chiesa.

Per gli analisti di Bruxelles, il caso rappresenta un ulteriore sintomo della polarizzazione culturale americana, ma anche un campanello d’allarme per l’Europa: il modello di laicità europeo, pur diverso da quello statunitense, si trova sotto pressione in paesi dove movimenti nazionalisti e religiosi chiedono maggiore visibilità per il cristianesimo nello spazio pubblico. La decisione texana arriva dopo una serie di battaglie legali perse dai repubblicani in Louisiana e Arkansas, dove leggi analoghe erano state bocciate dai giudici federali. Tuttavia, l’orientamento della corte d’appello del Quinto Circuito, tra le più ideologizzate degli Stati Uniti, potrebbe incoraggiare altri stati a tentare la stessa strada, in attesa che la questione arrivi alla Corte Suprema.

Nell’ottica di Pechino, la vicenda è letta come una prova dell’incapacità americana di gestire il pluralismo religioso, un argomento che il Partito Comunista utilizza per giustificare il proprio controllo sulle fedi in Cina. Per l’Italia, il caso solleva interrogativi sul delicato equilibrio tra simboli religiosi e laicità dello Stato: se da un lato la Costituzione italiana e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo tutelano la libertà di coscienza, dall’altro il crocifisso nelle aule è ancora oggetto di dibattito, come dimostrano le sentenze contrastanti di Strasburgo e dei tribunali nazionali. La sentenza texana, pur lontana geograficamente, potrebbe rafforzare le posizioni di chi in Europa chiede un maggiore riconoscimento pubblico delle radici cristiane, alimentando un confronto che non accenna a spegnersi.

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