
Quando il Novecento si spegne: addio a Sonny Rollins e Gennaro Sasso, giganti della libertà
Se ne sono andati a poche ore di distanza il sassofonista americano, ultimo colosso del bebop, e il filosofo italiano erede di Croce, figure diversissime unite da un’idea assoluta di rigore e improvvisazione.
Per ascoltare la grandezza di Sonny Rollins, spentosi a novantacinque anni nella sua casa di Woodstock, non serve «capire il jazz»: bastano sei minuti e mezzo di You Don’t Know What Love Is per sentire, prima ancora che comprendere, che cos’è la libertà quando diventa suono. Rollins, ultimo sopravvissuto della mitica fotografia A Great Day in Harlem, ha incarnato per oltre mezzo secolo l’ideale di un’esistenza in cui arte e vita coincidevano, un’improvvisazione perpetua che gli osservatori mediorientali descrivono come «un riflesso assoluto dell’ideale di libertà», mentre dall’America Latina lo si ricorda come il «Colosso del sassofono», formidabile incrocio tra l’eredità di Charlie Parker e le esplorazioni mistiche di John Coltrane.
Quasi in simultanea, l’Italia dice addio a un altro gigante della coscienza novecentesca: il filosofo Gennaro Sasso, spentosi a novantasette anni dopo aver attraversato e interpretato un secolo intero. Erede di Benedetto Croce e decifratore raffinatissimo di Giovanni Gentile, Sasso ha costruito un’opera monumentale che spazia da Platone a Dante, da Lucrezio a Machiavelli, con quella che Giuliano Ferrara ha definito «un’erudizione a prova di bomba e un’intelligenza flessuosa e geometrica». La sua scomparsa, colta con profondo cordoglio dal mondo intellettuale italiano, priva il Paese della voce forse più autorevole del liberalismo crociano, capace di tenere insieme idealismo e materialismo senza mai cedere alla semplificazione ideologica.
Ciò che accomuna queste due esistenze parallele, nonostante la distanza abissale tra un sax tenore e una biblioteca di studi umanistici, è la tensione ostinata verso un’armonia che trascende la tecnica. I taccuini spirituali di Rollins, conservati allo Schomburg Center di Harlem e citati dalla stampa indiana che ne ricostruisce il viaggio nel subcontinente nel 1968, contengono preghiere laceranti: «Signore, usa i miei tormenti per portare bella armonia alla mia vita». È la medesima disciplina interiore che Sasso applicava alla lettura dei classici, convinto che il rigore filologico fosse già, di per sé, una forma di libertà assoluta. Due modi di abitare il mondo che respingono ogni etichetta – free jazz o storicismo, spiritualità laica o meditazione sonora – per restituirci intatta la possibilità di un pensiero che non si arrende alla superficie.
Con la loro uscita di scena si chiude simbolicamente la parabola di un Novecento che ha provato a tenere insieme creazione e riflessione, improvvisazione e sistema. Per l’Europa e per l’Italia, che in Sasso perdevano un testimone dell’equilibrio tra eredità idealista e modernità, il vuoto è incolmabile; per il jazz, la morte di Rollins equivale alla fine dell’era del bebop e all’ultimo silenzio di un suono che ha insegnato al mondo come ogni istante possa diventare capolavoro. Nell’epoca della fruizione rapida e della cultura algoritmica, questi giganti ci ricordano che la bellezza – fosse una nota o un concetto – esige il coraggio di rischiare tutto nel momento presente.
| Stampa israeliana | +0.90 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | +1.00 | aligned |
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.80 | aligned |
| Stampa del Golfo arabo | +0.20 | neutral |
La scomparsa di Sonny Rollins a 95 anni segna la fine simbolica di un'intera epoca del jazz. La sua libertà assoluta e il suo genio improvvisativo si colgono semplicemente ascoltando i suoi sei minuti e mezzo di 'You Don't Know What Love Is', senza bisogno di competenze o persino di amare il jazz. Cercava solo di suonare l'attimo ed è diventato uno dei più grandi improvvisatori di sempre.
Gennaro Sasso, scomparso a 97 anni, è stato un gigante che ha attraversato tutto il Novecento con i suoi studi e le sue interpretazioni. Erede di Benedetto Croce e lettore impareggiabile di Giovanni Gentile, possedeva un talento inverosimile e un'erudizione a prova di bomba, un'intelligenza come non ce n'è più. La sua monumentale produzione scientifica rappresenta il commiato da una figura di statura umanistica quasi incredibile.
Per Sonny Rollins, scomparso a 95 anni, arte e vita non sono mai state separate. I suoi taccuini privati contenevano preghiere che chiedevano di trasformare i problemi in bellissima armonia. Ultimo sopravvissuto della fotografia iconica 'A Great Day in Harlem', la sua scomparsa chiude un capitolo a cui molti giovani ascoltatori si sentivano legati personalmente, spingendosi fino ad Harlem per leggere le sue parole.
Sonny Rollins, il sassofonista tenore il cui genio irrequieto e la costante sperimentazione lo hanno mantenuto all'avanguardia del jazz per oltre 50 anni, è morto nella sua casa di Woodstock, New York, all'età di 95 anni. Un portavoce ha confermato il decesso senza specificare la causa, osservando che negli ultimi anni era stato per lo più costretto in casa a causa di vari problemi fisici. Era venerato per il suo tono audace e inconfondibile e per la sua abilità improvvisativa.
Allarga lo sguardo
Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua
2 lingue · 74 testate
Da Economy & MarketsGIIAS 2026: a Tangerang debutti premium, elettrificazione e un record mondiale
1 lingua · 11 testate
Da TechnologyGIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane
1 lingua · 15 testate