
Xi avverte Trump: la questione di Taiwan può portare a un conflitto tra Cina e Stati Uniti
Nel primo faccia a faccia da nove anni, il presidente cinese traccia una linea rossa su Taiwan. La Casa Bianca punta su commercio e Iran.
Nel primo vertice bilaterale a Pechino dopo nove anni, il presidente cinese Xi Jinping ha posto la questione di Taiwan al centro del confronto con Donald Trump, avvertendo che una gestione errata della sovranità dell’isola potrebbe condurre a uno scontro diretto tra le due potenze. Secondo i resoconti diffusi dai media statali cinesi, Xi ha definito Taiwan «la questione più importante nelle relazioni sino-americane», aggiungendo che un approccio sbagliato rischierebbe di gettare l’intero rapporto bilaterale in una «situazione estremamente pericolosa». Trump, che per la prima volta dal 2017 torna a visitare la Cina, ha risposto definendo «un onore essere amico» del leader cinese, ma la cornice di saluti e fanfare non cancella la tensione di fondo.
L’incontro nella Grande Sala del Popolo, accompagnato da salve di cannoni e cori di bambini con le bandiere, ha toccato anche i dossier del commercio, dell’intelligenza artificiale e del conflitto in Iran. Dal punto di vista di Pechino, Taiwan rappresenta il nodo più sensibile: qualsiasi sostegno americano all’indipendenza dell’isola sarebbe incompatibile con la stabilità nello Stretto. Washington, dal canto suo, continua a garantire supporto a Taipei nel quadro della legge sulle relazioni con Taiwan, e fonti diplomatiche nella regione sottolineano come il rafforzamento della filiera dei semiconduttori abbia reso l’isola un crocevia strategico ancora più delicato. Un portavoce del governo taiwanese ha espresso gratitudine per il sostegno americano, ribadendo la posizione di sempre.
Per l’Europa e l’Italia, il vertice di Pechino assume un significato immediato. Bruxelles segue con apprensione l’evolversi delle relazioni tra le due superpotenze, consapevole che un deterioramento del dialogo potrebbe riverberarsi sulle catene globali del valore e sulla stabilità economica del continente. Roma, che intrattiene rapporti commerciali significativi con entrambi i Paesi, osserva con particolare attenzione le dinamiche legate ai dazi e alla sicurezza tecnologica. Analisti europei sottolineano come l’accento posto da Xi sulla cooperazione piuttosto che sul confronto – «dovremmo essere partner, non rivali» – offra uno spiraglio, ma resti subordinato alla gestione del dossier Taiwan.
Guardando avanti, il banco di prova sarà la capacità di entrambi i leader di trasformare la retorica in intese concrete. Mentre Trump cerca concessioni commerciali e un possibile ruolo americano nel dossier iraniano, Xi ha tracciato una linea rossa che difficilmente potrà essere ignorata. Per gli osservatori di Pechino, l’incontro potrebbe rappresentare un momento di verità: o si avvia un percorso di stabilità condivisa, oppure la conflittualità latente rischia di esplodere proprio sul punto che i cinesi considerano il più vitale. L’esito del vertice, nelle prossime ore, dirà se l’asse Washington-Pechino è ancora in grado di reggere le pressioni di un mondo sempre più frammentato.
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